Il voto e gli aneddoti

Ho scritto un post per il Pd.
Perchè? Non lo so. Ho pensato che forse mettere una croce sulla scheda non è abbastanza.
Lo pubblicheranno? Servirà solo a farmi venire un fegato più grosso e farmi etichettare? Ma almeno ho scritto cose sensate?

Comunque ecco:

Le elezioni non sono andate come avevo sperato e come tanti sono rimasta stupita dal risultato complessivo. Non ho però trovato analisi che mi abbiano convinta e credo in parte dipenda dal fatto che, come scrutatrice, mi trovo sistematicamente in minoranza politica, tra i membri del seggio. Non ho trovato però nulla di male nelle persone con cui ho condiviso tre giorni di lavoro, attesa e noia. Così ecco:
1) Non è vero che l’elettore di destra è sempre un rissoso e che ama odiare i “comunisti” (intendendo chiunque sia anche vagamente di sinistra) semplicemente per il gusto di odiare qualcuno.
2) Non è vero nemmeno che sono solo quelli che si credono furbi o che hanno interessi poco puliti. Le signore del mio seggio erano oneste precarie e una disoccupata cinquantenne (che stava seguendo un corso professionale per l’uso del pc). Non credo si aspettino veramente che Berlusconi le renda miliardarie. Vorrebbero solo un po’ più di tranquillità e di spensieratezza. In questo senso i tormenti di sinistra e la verità sul fatto che è necessario impegnarsi non possono avere l’appeal di un plasticoso faccione sorridente (se lo si può chiamare sorriso…). Non voglio dire di candidare Gianni Morandi, ma, ecco, per avere certi voti ci vogliono anche messaggi facili e diretti oltre che positivi!
3) Ciò che va cambiato, secondo me, non è tanto il contenuto delle proposte, che in sé (complice anche una certa vaghezza) sono condivisibili da tante persone (e che sostanzialmente due anni fa hanno preso i voti della maggioranza dei votanti) ma il modo di spiegarle. Va chiarito che sostenere i diritti delle minoranze significa tutelare i diritti di tutti, che i problemi dei poveri del mondo vanno affrontati anche nell’interesse economico del nostro Paese e così via. Il Pd poi è associato, mi pare, all’amministrazione pubblica e allo stato (mentre Lega e Pdl sono associate all’imprenditoria, al “popolo delle partite IVA” etc e al mercato). Questo fa sì che se qualcosa non va nell’amministrazione si tenda a dare la colpa alla sinistra anche quando al governo c’è la destra. Il partito Democratico, poi, in quanto di sinistra, è immaginato come un sinonimo per sindacati (di qualsiasi tipo e probabilmente vale anche per il Sin.Pa.) e anche questo fa sì che si ingenerino alcuni malumori. Propongo un esempio che mi è capitato la scorsa settimana: sono arrivata a Torino da Alessandria in ritardo (solo 10 minuti sull’IC, mentre chi viaggiava su altri treni ha accumulato ritardi ben peggiori). I pendolari sanno che è routine. Arrivata in metropolitana trovo che c’è sciopero ed è l’ennesimo, di venerdì, in pochi mesi. I dipendenti avranno certo le loro ragioni, ma non ho ancora capito quali. Le rendono pubbliche? Io vedo solo avvisi di sciopero che compaiono il giorno stesso dell’agitazione, mai prima. E vedo solo una massa di gente che passa il tempo al telefonino, che ha poco da fare e che lo fa di malavoglia. Un po’ scocciata non posso fare a meno di chiedermi “Che cosa vogliono? Tariffe telefoniche agevolate?” e poi “Se questa è l’immagine che la sinistra dà al Paese, se è associata alle inefficienze dell’amministrazione e ai capricci di scioperi (perché non resi pubblici in anticipo con la dovuta chiarezza, perché continui, perché di venerdì, perché non si sta neanche a spiegare le motivazioni agli utenti) allora per forza non la si vota”. Evidentemente non è tutta colpa della sinistra se queste cose succedono, ma se la sinistra vuole avere una chance, questa immagine va sradicata e questo implica anche scontentare qualcuno e se ne dovranno subire delle conseguenze: se non si vuole scontentare chi crea questa immagine non ci si può lamentare di non prendere altri voti.
4) Un altro aspetto che secondo me gioca a sfavore è la scarsità di figure edificanti o almeno decenti a livello locale. Torno alle conversazioni degli scrutatori che ho conosciuto: in un momento in cui non c’erano elettori, uno dice di fare attenzione ai telefonini per il voto di scambio e dà ad intendere che peraltro si sa chi si avvantaggia di quei voti. Un’altra, piccata, salta su e ricorda presunte scorrettezze commesse da un’amministrazione locale un anno prima. Sentendola mi rendo conto che è una posizione discutibile, sia perché comunque assolutamente sproporzionata, sia perché l’accusa potrebbe essere infondata; ma nello stesso tempo capisco anche che non posso ribattere: voglio io difendere l’ex sindaco di Alessandria? Assolutamente no. Molti ricorderanno il caso di Mara Scagni che, perse le elezioni, si avventò contro il governo Prodi accusandolo del risultato. Io abito in Alessandria da sempre e “Alessandria la Rossa” secondo me non ha votato per il nuovo sindaco di destra, ma contro la Scagni: era talmente impopolare e considerata così spocchiosa, da molti, che ci si vergognava di sostenerla e il voto contro è stato un voto (qui sì ed espressamente) di esasperazione. Peraltro non tanto per scelte amministrative sbagliate (anche se, dati certi macroscopici errori, la scelta come candidato vicesindaco dell’uscente responsabile alla viabilità a me aveva fatto pensare che si volesse perdere) quanto per questa immagine di arroganza. L’ho incontrata di rado e in particolare su appuntamento per chiederle, insieme ai volontari di Amnesty, di firmare contro la violenza sulle donne per una campagna indirizzata alle Nazioni Unite: “glaciale” è la cosa più carina che si può dire del suo atteggiamento. Le stava evidentemente più a cuore accarezzare il suo Yorkshire che ascoltare le nostre motivazioni. Oggi, trovo che, nonostante la scarsa fedeltà che ritengo abbia dimostrato nei confronti del partito, è indicata nel gruppo consigliare del Pd (e io capisco che allontanarla a questo punto significa perdere peso in consiglio etc, ma non mi basta). Mi posso io iscrivere ad un partito pensando di avere simili compagni di strada? Non voglio si pensi che ce io ce l’abbia in particolare con la Scagni. Non è così: solo, è un esempio facile da fare visto anche la risonanza nazionale che ha ottenuto l’anno scorso. Gli esempi purtroppo potrebbero essere anche altri. Io capisco che se si entra in un partito bisogna farlo con spirito positivo e chiedersi come si può contribuire per migliorarlo piuttosto che solo recriminare sui difetti, ma qualche limite deve esserci, altrimenti diventa anche indifferente a quale partito iscriversi.
5) Per finire, a me il governo Prodi ha deluso su diverse cose e non voglio stare a fare un elenco, tanto più che col senno di poi bisogna ammettere che la maggioranza stava in piedi con forze che fatalmente impedivano misure necessarie. Soprattutto la difesa di uno stato laico (che pure credo potesse stare a cuore a molti) non era sostenibile nei numeri, tanto più a fronte di una destra laica che ha vigliaccamente svenduto i propri ideali per remare contro ad ogni costo. Però ci sono state cose positive: Amato ha fatto molte ottime cose e la lotta alla mafia per esempio ha dato risultati epocali. L’intervento in Libano è stato sul piano umano e morale una scelta il cui merito nobilita chi ha avuto il coraggio di assumerla. L’immagine più seria e decorosa data all’estero ha restituito dignità e un po’ di peso a tutti noi. Perché insistere ad attaccare il governo Prodi, allora? Non è una meschinità che rischia solo di ritorcersi contro il Pd, ribadendo l’idea di eterni separati in casa, indecisi, poco fieri?
6) Spero tanto che gli ideali altissimi che vogliamo esprimere, di giustizia, solidarietà e democrazia trovino persone all’altezza di esprimerli, coinvolgendo le tante persone che la volta appena passata hanno scelto di spostare a destra il proprio voto.

Aggiornamento:

Eccolo.

Questo governo e la mafia

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Il governo uscente ha sicuramente fatto molte cose sbagliate, ma ha anche, almeno apparentemente, alcuni meriti che bisogna riconoscere.
La lotta alla criminalità organizzata, per esempio, sembra ottenere risultati enormi.
Se così è, si tratta di un risultato epocale, eppure mi sembra che non venga per niente soppesato quando si giudicano Prodi e Amato.
Vincere la mafia (soprattutto al sud, ma in effetti in tutto il Paese) significa portare legalità, cioè raggiungere una tappa imprescindibile per i riconoscimento dei diritti, a cominciare dai diritti umani (ad essere curati e a vedere rispettata la propria dignità, per esempio).