Il diritto di pensare

Non credo che l’università funzioni bene e conosco da vicino molte sue storture. Resta che la riforma fa schifo.
Ma non credo sia necessario parlare di questo, ora, perchè ormai il problema non è comunque più solo la scuola. E’ una questione persino più grave.
Il problema è il diritto di esistere pur pensandola diversamente dalla maggioranza di governo. Siamo ormai al punto che la minima opposizione, anche un corteo di liceali, è diventato un atto di coraggio fisico, perchè c’è la probabilità che uno di dieci o vent’anni più vecchio e armato di spranga ti spacchi la testa.

Ieri sul tumblr ho riportato un video, di cui parlava Alessandro Gilioli dicendo:

Questo video non è una prova, d’accordo, ma qualcosa di strano nel tizio che prima è armato di bastone come gli altri poi chiacchiera amabilmente con i poliziotti e si attacca al telefonino, beh qualcosa di strano c’è

. E cedeva cordialmente il passo a un poliziotto salendo su una camionetta, direi io.
Oggi lo stesso video non è più disponibile all’url originale e ricompare in altri url.

C’è poi su youtube un nuovo video dove il picchiatore appare e spiega di non essere un infiltrato e che il suo gruppo era in piazza Navona per manifestare “anche con la sinistra, naturalmente quella moderata, non antifascista”.

Resta la cronaca di Curzio Maltese su Repubblica, per esempio, che spiega come la polizia abbia difeso i fascisti e fermato lui che provava a seguirli dopo gli attacchi:

Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: “non li abbiamo notati”

I giudici ordinano la sospensione dei trattamenti per Eluana Englaro

A seguito di una sentenza della Cassazione che ha fatto giustamente scalpore alcuni mesi fa, si starebbe verificando un caso di eutanasia passiva.
E’ un fatto eccezionale nel nostro Paese, anche se non sono mancate le avvisaglie (in particolare in relazione a decisioni prese nell’interesse di persone soggette ad amministrazione di sostegno).
L’Italia si avvicina sempre più a riconoscere il diritto di scelta, per chi abbraccia un’etica non cristiana e più sensibile al concetto di qualità della vita.
Che ciò avvenga in relazione a persone non capaci di intendere al momento della sospensione delle cure deve far riflettere.
Un po’ deve far riflettere anche la scelta del tg2, di dare la notizia a metà telegiornale, con un annuncio di tre secondi netti letti dalla speaker senza servizi. Mi stupisco di me, che ho sentito. Spero sia solo perchè la notizia era appena giunta in redazione.
Mi spiace molto per la famiglia, che ha dovuto affrontare sofferenze devastanti e prendere la più dolorosa delle decisioni, senza aiuto da parte dello Stato, subendo ogni pressione ed accusa, per difendere ciò in cui la figlia credeva.

Ancora sul caso Peppermint

La tutela della privacy è un valore fondamentale, prevalente sugli altri, compreso il diritto d’autore. I dati personali possono essere trattati senza consenso degli altri solo per «azioni giudiziarie penali». A sostenerlo è il tribunale di Roma, sezione specializzata per la proprietà industriale e intellettuale, in un’ordinanza depositata il 17 marzo scorso. Decisione che conferma un punto fermo in materia di riservatezza e potrebbe chiudere il “caso Peppermint”, sul quale si discute da tempo.
Il tribunale di Roma si era pronunciato in maniera contraddittoria sull’obbligo per i provider di rivelare i nomi dei propri clienti a società titolari del diritto allo sfruttamento economico di opere dell’ingegno: in alcuni casi i provider erano stati obbligati a rivelare i dati degli utenti, in altri aveva prevalso la tutela della privacy
Adesso la pronuncia più recente dei giudici romani, in linea con quanto affermato dal Garante della privacy, nega qualsiasi obbligo per i gestori e sostiene che la prevalenza del diritto alla riservatezza su quello d’autore, almeno nel settore della giustizia civile, non lascia comunque le aziende disarmate di fronte a fenomeni di downloading

Al di là del merito della causa, va segnalato come nella sentenza si sia richiamata la Carta di Nizza: un fatto non nuovo in Italia, ma che diventa sempre più stimolante e che ci dà speranza di un progresso di civiltà giuridica. E di questi tempi c’è bisogno di segnali positivi!