Ancora sul caso Peppermint

La tutela della privacy è un valore fondamentale, prevalente sugli altri, compreso il diritto d’autore. I dati personali possono essere trattati senza consenso degli altri solo per «azioni giudiziarie penali». A sostenerlo è il tribunale di Roma, sezione specializzata per la proprietà industriale e intellettuale, in un’ordinanza depositata il 17 marzo scorso. Decisione che conferma un punto fermo in materia di riservatezza e potrebbe chiudere il “caso Peppermint”, sul quale si discute da tempo.
Il tribunale di Roma si era pronunciato in maniera contraddittoria sull’obbligo per i provider di rivelare i nomi dei propri clienti a società titolari del diritto allo sfruttamento economico di opere dell’ingegno: in alcuni casi i provider erano stati obbligati a rivelare i dati degli utenti, in altri aveva prevalso la tutela della privacy
Adesso la pronuncia più recente dei giudici romani, in linea con quanto affermato dal Garante della privacy, nega qualsiasi obbligo per i gestori e sostiene che la prevalenza del diritto alla riservatezza su quello d’autore, almeno nel settore della giustizia civile, non lascia comunque le aziende disarmate di fronte a fenomeni di downloading

Al di là del merito della causa, va segnalato come nella sentenza si sia richiamata la Carta di Nizza: un fatto non nuovo in Italia, ma che diventa sempre più stimolante e che ci dà speranza di un progresso di civiltà giuridica. E di questi tempi c’è bisogno di segnali positivi!

L’uso degradato e poco scientifico della legge

Alcune riflessioni “da penalista” alle modifiche dell’art. 70 della legge sui diritti d’autore.

Il limite all’uso didattico o scientifico non deve eccessivamente spaventare, perché “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.” (art. 33 Costituzione): di conseguenza, nei limiti di buona fede, ogni attività che ha un minimo di contenuto culturale (espositivo o compilativo) può essere considerato didattico-divulgativo e ciò che ha un significato creativo-sperimentale può essere considerato scientifico.
Resta la questione del concetto di “immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate”.
Qui la norma è attualmente molto vaga, ma questo dovrebbe (in teoria!) andare a vantaggio degli utenti: la norma in commento ha natura di causa di giustificazione (cioè permette una condotta altrimenti vietata, rendendola lecita) allora sembra corretto ritenere che l’incertezza debba essere valutata in favore del “reo”. Lo impone il principio di legalità delle sanzioni (per cui la punizione può seguire solo ad una norma chiara e tassativa), il principio di colpevolezza (per cui nessuno può essere punito se non gli si può rimproverare una ribellione all’ordinamento od una manchevolezza, mentre qui non si ha la possibilità di comprendere ordini e contrordini del legislatore); infine è onere del legislatore farsi capire, se vuole imporre o vietare determinati comportamenti ai cittadini.
Va poi aggiunto che un decreto dell’esecutivo, per il principio di separazione dei poteri dello Stato, non può “tradire” la legge ed al riguardo sembra di capire che la norma nasca ufficialmente con lo scopo di allargare (non di restringere) le ipotesi di citazioni lecite: ciò risulta dalle dichiarazioni dei promotori della legge (e di chi l’ha votata) e dallo stesso termine “fair use” che si è voluto associare alla novella.
Non si dovrebbero quindi superare i limiti precedentemente posti dalla legge e che si possono così riassumere:

L’art. 70 l. autore [originario] garantisce, tra l’altro, nei limiti della citazione il diritto all’esercizio della critica, inteso quale libera possibilità di discussione delle idee e dei contenuti formali ed estetici di qualsiasi opera, ritenendosi dal legislatore tale interesse comunque prevalente su quello dell’autore e dei suoi aventi causa allo sfruttamento economico della medesima. A tal fine devono tuttavia individuarsi alcuni presupposti che devono sussistere affinché la citazione o il riassunto dell’opera originale non si risolvano in realtà in un prodotto che risulti in diretta concorrenza con i diritti di utilizzazione economica dell’opera stessa. In primo luogo la norma risulta individuare in termini quantitativi – seppure non esattamente delimitati – l’ambito di legittima citazione, affermando la liceità di una riproduzione solo parziale dell’opera, con esclusione dunque di qualsiasi riproduzione che interessi l’opera nella sua integrità. Inoltre la riproduzione delle opere deve soddisfare finalità di critica e discussione che devono dunque presiedere alla legittima utilizzazione della citazione.

Tribunale Milano, 11 marzo 2004

In conclusione, trovo che il commento dell’Avv. Monti sia eccessivamente favorevole a chi “cita” e rischia di creare un pericoloso affidamento tra gli utenti.
Infatti, la sua interpretazione va contro la ratio (lo scopo) della legge, che ha inteso rendere lecita qualsiasi riproduzione (e ciò si ricava anche dal significato letterale del termine “degradato” che nel suo significato comune implica un’apprezzabile differenza rispetto all’opera integra).
Tuttavia, diciamo che nei liti della buona fede e quindi per esempio usando riproduzioni che non siano in grandezza naturale, ma visibilmente più piccole
(e salvo che non si tratti di formati vettoriali…) o con qualità di livello non commerciale (diciamo di un livello per cui normalmente non si sarebbe disposti a pagare il prezzo di mercato od una cifra simile) si dovrebbe essere a posto con la legge.
Tutto questo, naturalmente, se si interpreta la norma in chiave costituzionalmente orientata.
Il fatto che però il significato della novella legislativa non sia “autoevidente” rischia di creare notevoli problemi, per cui è comprensibile che si preferisca, in via di cautela, evitare la riproduzione.
E’ un’ingiustizia cui si sottosta, per non rischiarne di peggiori.

Appendice: alcune decisioni (che riguardano evidentemente l’articolo nella sua formulazione precedente alla novella di quest’anno), per farsi un’idea.

La parodia si configura come opera autonoma rispetto all’opera parodiata in quanto non vi è appropriazione del nucleo ideologico dell’opera parodiata e tra le due opere non vi è identità di rappresentazione; anzi, la parodia realizza, rispetto all’opera originale, l’inversione del relativo significato sostanziale. Pertanto da un lato non è richiesto il consenso da parte del titolare del diritto morale o di utilizzazione economica sull’opera parodiata, dall’altro la pubblicazione di una parodia non può mai costituire violazione del diritto morale riconosciuto dall’art. 20 l. 22 aprile 1941 n. 633 all’autore dell’opera parodiata (nella specie, trattavasi di film, peraltro solo pubblicizzati e non realizzati, che – come preannunciato dal regista – avrebbero parodiato, in chiave erotica anche pornografica, alcune note opere teatrali di E. De Filippo, richiamate anche nei titoli).

Tribunale Napoli, 15 febbraio 2000

Il diritto esclusivo dell’autore di utilizzazione economica dell’opera in ogni sua forma, e il mandato esclusivo “ex lege” conferito per delega alla Siae non possono trovare un limite nell’art. 70 l. autore, quando la riproduzione di opere (nella specie arte figurativa) sia effettuata per finalità diverse da quelle critiche, di insegnamento, o prettamente culturali, specificamente previste all’art. 70 l. autore.

Pretura Torino, 23 maggio 1997

La pubblicazione di un catalogo contenente le riproduzioni fotografiche di opere d’arte inserite in una mostra è idonea a fondare la pretesa dell’autore per l’esercizio del diritto di riproduzione (art. 13 l. 22 aprile 1941 n. 633). La detta riproduzione non integra alcuno dei casi di libera utilizzazione di cui all’art. 70 legge cit.

Tribunale Reggio Emilia, 14 giugno 2004

Attenzione:

L’utilizzazione economica dell’opera d’arte musicale a seconda delle diverse modalità che il mercato consente e mercè le quali comunque si sfrutti l’opera stessa perseguendo un lucro, appartiene all’autore. Tale utilizzazione è esclusa nelle ipotesi specificamente previste dalla legge, tra le quali non si deve annoverare l’esecuzione di opere musicali quali supporto didattico delle scuole di danza private, giacché invece essa, in quanto organizzata dentro un processo produttivo diretto al profitto, costituisce sfruttamento economico riservato all’autore.

Cassazione civile , sez. I, 01 settembre 1997, n. 8304

Nella fattispecie costituita dalla pubblicazione di un’opera che nella prefazione viene definita un omaggio a Massimo Troisi attraverso il ricordo degli amici, le interviste, le schede e il commento ai suoi film, non trova applicazione il disposto dell’art. 70 l. autore in tema di utilizzazioni libere di brani o parti di opere, non solo in considerazione della riproduzione pressocché integrale di testi realizzati da Massimo Troisi all’inizio della sua carriera artistica, ma anche perché è assente qualsivoglia attività di critica o di finalità didattiche, non sussiste autonomia ed originalità creativa e, per contro, vengono perseguite finalità commerciali rese evidenti dalle modalità e dai tempi della pubblicazione ed altri indici quali la scarsa cura nella raccolta dei testi, la loro raffazzonata rielaborazione, la veste grafica estremamente sciatta e il ricorso a disegni illustrativi caricaturali.

Tribunale Napoli, 18 aprile 1997

L’utilizzazione in uno spot pubblicitario di un tema musicale, estratto da un brano protetto da diritti d’autore, al fine di evocarne il ricordo, comporta violazione dei diritti di sfruttamento economico dell’opera spettanti all’autore. Detti diritti si estendono a qualsiasi forma e modo di utilizzazione, anche parziali, dell’opera che siano tali da consentire di coglierla nella sua individualità, quale oggetto di elaborazione personale di carattere creativo da parte dell’autore.

Cassazione civile , sez. I, 29 maggio 2003, n. 8597

Ma confronta con questo:

L’utilizzo di brani o parti di opere musicali e delle relative registrazioni fonografiche in una videocassetta, realizzata per finalità informativo – divulgative e di critica e discussione di avvenimenti storici è da considerarsi libero e, perciò, non necessita di autorizzazioni dei titolari dei relativi diritti, alla stregua del disposto dell’art. 70 comma l, l. d.a. n. 633 del 1941. Il libero utilizzo di brani o parti di opera ex art. 70 cit. può avvenire anche in un contesto non gratuito. A norma del comma 3 dell’art. 70 cit. la citazione o riproduzione di brani o parti di opera deve essere accompagnata dalla menzione del titolo dell’opera e del suo autore. La mancanza di tali indicazioni comporta l’obbligo di risarcimento del danno.

Tribunale Milano, 23 gennaio 2003

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La norma sulla doppia firma voluta dalla Regione Lombardia è inapplicabile.