Croci fisso e croce segno

Non credo che i problemi si risolvano facendosi dei nemici e neanche che le discussioni si “vincano” con attacchi personali, tuttavia, visto che la Chiesa Cattolica ha preso posizione specifica contro il referendum, mi par giusto invocare il diritto a far rimuovere il crocifisso esposto nel seggio.
Al riguardo esiste una pronuncia della Corte di cassazione (direi sostanzialmente confermata da successive decisioni) sulla scorta della consolidata giurisprudenza costituzionale in tema di laicità dello Stato che sembra andare in questo senso, pur non affrontando direttamente il problema.
Uno di quei club dove non mi accetterebbero mai come socio propone di chiedere che venga tolto almeno per il tempo in cui votate e, se ve lo rifiutano, di far mettere a verbale una dichiarazione che potete scaricare dal loro sito.
Nel caso di Adel Smith si negò la rimozione del simbolo religioso sulla base di un sottile distinguo (per semplificare, alunni-diverso-elettori) che qui non interessa, mi limito a ribadire che sulla base della giurisprudenza potete insistere, anche se so per esperienza (mi è capitato di fare da scrutatrice e di chiedere al mio presidente come intendeva regolarsi se qualcuno avesse sollevato obiezioni) che i presidenti di seggio cascano dalle nuvole e vi guardano come pazzi.
Ecco io non so se lo chiederò, comunque mi pareva giusto che si sapesse di ’sto misconosciuto diritto, poi ognuno sceglie!
Infine per le varie robe che si possono fare per rendersi utili per i referendum, vi rimando a Brodo, che negli ultimi post ha filtrato tutto per benino.

Aggiornamento

La decisione del Tribunale dell’Aquila di non far rimuovere preventivamente da tutti i seggi i crocifissi è coerente con le decisioni passate e non nega il vostro diritto di chiedere per voi stessi (questi diritti sono necessariamente personali), al momento del vostro voto, di veder rimosso il crocefisso. Se ve lo rifiutano potete pretendere di far mettere a verbale la vostra richiesta.

Si può essere più maliziosi?

statua libertà

– Non sia mai che ne perdiamo il controllo…

A quanto dice la Unione Americana per le Libertà Civili , sta per essere promulgata una nuova legge federale che restringe le libertà e i diritti di tutti quelli che si trovano negli Stati Uniti. Il dibattito parlamentare è ostacolato perchè queste nuove regole sono inserite in una manovra che finanzia la guerra e gli aiuti per le popolazioni colpite dallo tsunami. Quanto all’opinione pubblica, si dà ad intendere che si tratti solo di misure di controllo dell’immigrazione.

Viva la pappa

A detta della Corte costituzionale, è costituzionalmente illegittima la norma che prevede una sanzione per chi utilizza manodopera irregolare, perchè al datore di lavoro non è data la la possibilità di provare che il rapporto di lavoro ha avuto inizio successivamente al primo gennaio dell’anno in cui è stata constatata la violazione.

Fin qui è astruso.

Ma tutto si fa magicamente chiaro ascoltando l’onorevole di turno che difende la legge, sostenendo che il governo aveva di mira un obiettivo umanitario (sic!) e i giudici sono fuori di testa.

Davanti a tanto nobili intenti, si chiede Sherlock: perchè se trovo un povero lavoratore sfruttato nei campi di pomodoro non posso presumere che sia lì a raccoglierli da gennaio?

Lo ha sentito qualcun altro? Credo fosse sul Tg2.

Non sono un avvocato…

…ma ho molta simpatia per i bracchetti.
Da questa posizione di privilegio vorrei intervenire sul problema dell’Indignato.
Il post che ha dato origine al problema era divertente e riportava una notizia errata.
So che è una perversa ironia, ma sarebbe stato meglio se non avesse fatto ridere.
Infatti, mettendo in luce un aspetto ridicolo, può facilmente essere confuso con una offesa al decoro o all’onore e siccome la notizia è errata non si può invocare il diritto di critica.
Inoltre mi rendo conto che l’Indignato era in perfetta buona fede, ma la giurisprudenza tende ad essere molto severa quanto al controllo delle fonti.
Con questo non voglio dire che ha causato per colpa una lesione almeno morale, ma solo che è possibile accusarlo.
Di conseguenza esiste il pericolo di iniziare una lite.
Mi piace credere che vincerebbe lui, nel senso che alla fine il giudice gli darebbe ragione, però quasi certamente lui perderebbe dal punto di vista delle ore di sonno rovinate, dei soldi spesi per difendersi (generalmente non completamente resi dalla parte soccombente), magari persino delle scelte di vita, perchè un processo può durare 10 anni dal primo grado alla Cassazione e a volte, nei casi di questo tipo, il risarcimento richiesto (quanto valgono l’onore e il prestigio?) è milionario.
L’Indignato si troverebbe in una posizione di inferiorità evidente, perchè affronterebbe il processo da accusato e rischiando molto più della controparte.
In conclusione, effettivamente, è stata una scelta opportuna rinunciare a quel link e cercare invece una soluzione bonaria immediata, anche se non riesco a figurarmi alcun fondamento per l’accusa di concorrenza sleale, tanto più che il presupposto di tale illecito è lo svolgere attività imprenditoriale concorrente (e non emerge che l’Indignato produca scarpe o svolga altre attività in qualsiasi modo connesse a quel settore merceologico), nè mi consta che linkare possa di per sè costituire un illecito (ma attenti al deep linking!).
In sintesi, da newbie, ho visto che altri hanno iniziato presto ad interessarsi di internet e col proprio entusiasmo hanno collaborato a creare questo formidabile strumento di conoscenza e di libertà, accogliendo generosamente chiunque arrivasse. Quindi capisco che ora si sentano traditi da chi arriva e pretende di invadere il sistema imponendo regole nuove ed in contrasto con la filosofia e gli ideali che fondano internet, ma purtroppo il caso dell’Indignato non è quello migliore per sostenere una questione di principio.