Il diritto di pensare

Non credo che l’università funzioni bene e conosco da vicino molte sue storture. Resta che la riforma fa schifo.
Ma non credo sia necessario parlare di questo, ora, perchè ormai il problema non è comunque più solo la scuola. E’ una questione persino più grave.
Il problema è il diritto di esistere pur pensandola diversamente dalla maggioranza di governo. Siamo ormai al punto che la minima opposizione, anche un corteo di liceali, è diventato un atto di coraggio fisico, perchè c’è la probabilità che uno di dieci o vent’anni più vecchio e armato di spranga ti spacchi la testa.

Ieri sul tumblr ho riportato un video, di cui parlava Alessandro Gilioli dicendo:

Questo video non è una prova, d’accordo, ma qualcosa di strano nel tizio che prima è armato di bastone come gli altri poi chiacchiera amabilmente con i poliziotti e si attacca al telefonino, beh qualcosa di strano c’è

. E cedeva cordialmente il passo a un poliziotto salendo su una camionetta, direi io.
Oggi lo stesso video non è più disponibile all’url originale e ricompare in altri url.

C’è poi su youtube un nuovo video dove il picchiatore appare e spiega di non essere un infiltrato e che il suo gruppo era in piazza Navona per manifestare “anche con la sinistra, naturalmente quella moderata, non antifascista”.

Resta la cronaca di Curzio Maltese su Repubblica, per esempio, che spiega come la polizia abbia difeso i fascisti e fermato lui che provava a seguirli dopo gli attacchi:

Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: “non li abbiamo notati”

Sempre più verso il riconoscimento dei matrimoni omosessuali

Il ministero francese delle Finanze ha riconosciuto a due omossessuali sposati in Olanda la possibilità di presentare la dichiarazione congiunta dei redditi (i due risiedono da anni in Francia, dove lavorano). Potranno dunque ottenere alcuni benefici fiscali, per il principio che un matrimonio omosessuale può essere riconosciuto nel caso in cui il Paese dove la coppia si è unita in matrimonio lo preveda.
Con tale decisione viene sovvertita una prima determinazione dell’amministrazione con la quale la richiesta era stata rifiutata perché in Francia il matrimonio tra omosessuali non esiste, ma soltanto i Pacs (che comunque dal 2007 sono allineati, fiscalmente, al matrimonio).

La vicenda può apparire marginale, ma credo sia un’ennesima prova del fatto che nello spazio giuridico europeo la tendenza è quella di riconoscere sempre di più i diritti delle coppie omosessuali favorendo di volta in volta la legislazione statale più garantista sul punto (quantomeno tra le legislazioni coinvolte nel caso concreto, per cui tra Italia e Francia dovrebbe prevalere la Francia come tra Francia e Olanda vediamo prevalere l’Olanda). Attribuisco tale approccio a due principali cause: una tecnico-giuridica ed una morale.
Infatti, secondo me, i singoli Stati europei (almeno alcuni e credo che il fenomeno sia destinato ad aumentare) accettano di riconoscere alle coppie gay i diritti loro concessi da altri Stati europei (avvicinandole o parificandole alle coppie sposate) per la necessità pratica di garantire una coerenza giuridica al sistema.
Senza coerenza, infatti, il sistema giuridico è destinato a non raggiungere le sue finalità di giustizia, a non funzionare.
Non a caso l’Unione europea è in passato intervenuta con grande impegno in materia di diritto di famiglia, affinchè i diritti delle famiglie venissero garantiti al di là dei confini nazionali: ci si è infatti resi conto che, altrimenti si sarebbero create lacune di tutela, foriere di gravi ingiustizie e barriere alla libera circolazione delle persone (quale cittadino europeo sarebbe “libero” di trasferirsi in un altro stato europeo, se così facendo dovesse spogliarsi di alcuni dei diritti che più ci toccano sul piano emotivo e della dignità umana?).
L’aspetto fiscale poi è di rilievo notevole nella Comunità, che ancora risente della propria origine “economica” e la Francia, nel caso di specie avrebbe rischiato una procedura di infrazione per discriminazione economica tra cittadini europei, credo, se non avesse mutato avviso e non avesse riconosciuto i benefici fiscali alla coppia olandese.
A ciò va aggiunto che le incoerenze di cui soffrirebbe il sistema giuridico europeo, in caso contrario, non troverebbero un bilanciamento, nella coscienza comune, con interessi di pari rango, anzi credo vi sia una crescente percezione dell’ingiustizia di atteggiamenti ostruzionistici rispetto ad un processo naturale ormai allegramente avviato.
Io credo e spero che entro qualche anno, anche Paesi come il nostro si troveranno costretti a riconoscere i diritti delle coppie omosessuali riconosciute da altri Stati e poi, secondo uno schema che si ripete sovente in ambito europeo, ci si troverà costretti a riconoscere direttamente gli stessi diritti ai cittadini italiani in Italia.

I giudici ordinano la sospensione dei trattamenti per Eluana Englaro

A seguito di una sentenza della Cassazione che ha fatto giustamente scalpore alcuni mesi fa, si starebbe verificando un caso di eutanasia passiva.
E’ un fatto eccezionale nel nostro Paese, anche se non sono mancate le avvisaglie (in particolare in relazione a decisioni prese nell’interesse di persone soggette ad amministrazione di sostegno).
L’Italia si avvicina sempre più a riconoscere il diritto di scelta, per chi abbraccia un’etica non cristiana e più sensibile al concetto di qualità della vita.
Che ciò avvenga in relazione a persone non capaci di intendere al momento della sospensione delle cure deve far riflettere.
Un po’ deve far riflettere anche la scelta del tg2, di dare la notizia a metà telegiornale, con un annuncio di tre secondi netti letti dalla speaker senza servizi. Mi stupisco di me, che ho sentito. Spero sia solo perchè la notizia era appena giunta in redazione.
Mi spiace molto per la famiglia, che ha dovuto affrontare sofferenze devastanti e prendere la più dolorosa delle decisioni, senza aiuto da parte dello Stato, subendo ogni pressione ed accusa, per difendere ciò in cui la figlia credeva.

Adozione a single, coppie di fatto e omosessuali: interviene l’Europa

Il Consiglio d’Europa sta intervenendo, in maniera vincolante anche per l’Italia, sui principi dell’adozione nazionale.

La nuova Convenzione, che dovrebbe essere approvata a maggio focalizza tutto sul migliore interesse del minore, quale la regola base per qualsiasi adozione. Estende la possibilità di adottare ai single e alle coppie eterosessuali non sposate.
Per le coppie dello stesso sesso la Convenzione apre la possibilità, per ogni signolo Stato membro, di consentire l’adozione, come lascia a ogni Stato di decidere se queste coppie devono essere sposate o registrate o solo conviventi. Va al riguardo tenuto conto, però della importante sentenza della Corte europea per i diritti umani che di recente ha condannato la Francia per aver discriminato ai fini adottivi una single in quanto lesbica (in Francia l’adozione ai single è già consentita).
In base alla nuova Convenzione i single avranno il diritto di adottare, diritto che lo Stato avrà l’obbligo di rispettare.
In base alla giurisprudenza della Cedu, anche gli omosessuali potranno adottare come single.

Il testo potrebbe subire alcune modifiche: la bozza è stata esaminata da alcuni esperti che ora stanno rendendo le proprie osservazioni. Poi il Consiglio d’Europa lo presenterà al Comitato dei Ministri e allora sarà pronto per la firma. Dopo di che ci sarà la ratifica di ogni Paese.
Credo (e spero) che siano improbabili modifiche sostanziali a questo punto.

Si aprono interessantissimi scenari: se non si potrà impedire ai single (anche ai gay) ed alle coppie di fatto di adottare, sarà sempre più difficile invocare dei “valori” per non riconoscere loro lo status di famiglia e per non tutelarli.
8)

L’uso degradato e poco scientifico della legge

Alcune riflessioni “da penalista” alle modifiche dell’art. 70 della legge sui diritti d’autore.

Il limite all’uso didattico o scientifico non deve eccessivamente spaventare, perché “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.” (art. 33 Costituzione): di conseguenza, nei limiti di buona fede, ogni attività che ha un minimo di contenuto culturale (espositivo o compilativo) può essere considerato didattico-divulgativo e ciò che ha un significato creativo-sperimentale può essere considerato scientifico.
Resta la questione del concetto di “immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate”.
Qui la norma è attualmente molto vaga, ma questo dovrebbe (in teoria!) andare a vantaggio degli utenti: la norma in commento ha natura di causa di giustificazione (cioè permette una condotta altrimenti vietata, rendendola lecita) allora sembra corretto ritenere che l’incertezza debba essere valutata in favore del “reo”. Lo impone il principio di legalità delle sanzioni (per cui la punizione può seguire solo ad una norma chiara e tassativa), il principio di colpevolezza (per cui nessuno può essere punito se non gli si può rimproverare una ribellione all’ordinamento od una manchevolezza, mentre qui non si ha la possibilità di comprendere ordini e contrordini del legislatore); infine è onere del legislatore farsi capire, se vuole imporre o vietare determinati comportamenti ai cittadini.
Va poi aggiunto che un decreto dell’esecutivo, per il principio di separazione dei poteri dello Stato, non può “tradire” la legge ed al riguardo sembra di capire che la norma nasca ufficialmente con lo scopo di allargare (non di restringere) le ipotesi di citazioni lecite: ciò risulta dalle dichiarazioni dei promotori della legge (e di chi l’ha votata) e dallo stesso termine “fair use” che si è voluto associare alla novella.
Non si dovrebbero quindi superare i limiti precedentemente posti dalla legge e che si possono così riassumere:

L’art. 70 l. autore [originario] garantisce, tra l’altro, nei limiti della citazione il diritto all’esercizio della critica, inteso quale libera possibilità di discussione delle idee e dei contenuti formali ed estetici di qualsiasi opera, ritenendosi dal legislatore tale interesse comunque prevalente su quello dell’autore e dei suoi aventi causa allo sfruttamento economico della medesima. A tal fine devono tuttavia individuarsi alcuni presupposti che devono sussistere affinché la citazione o il riassunto dell’opera originale non si risolvano in realtà in un prodotto che risulti in diretta concorrenza con i diritti di utilizzazione economica dell’opera stessa. In primo luogo la norma risulta individuare in termini quantitativi – seppure non esattamente delimitati – l’ambito di legittima citazione, affermando la liceità di una riproduzione solo parziale dell’opera, con esclusione dunque di qualsiasi riproduzione che interessi l’opera nella sua integrità. Inoltre la riproduzione delle opere deve soddisfare finalità di critica e discussione che devono dunque presiedere alla legittima utilizzazione della citazione.

Tribunale Milano, 11 marzo 2004

In conclusione, trovo che il commento dell’Avv. Monti sia eccessivamente favorevole a chi “cita” e rischia di creare un pericoloso affidamento tra gli utenti.
Infatti, la sua interpretazione va contro la ratio (lo scopo) della legge, che ha inteso rendere lecita qualsiasi riproduzione (e ciò si ricava anche dal significato letterale del termine “degradato” che nel suo significato comune implica un’apprezzabile differenza rispetto all’opera integra).
Tuttavia, diciamo che nei liti della buona fede e quindi per esempio usando riproduzioni che non siano in grandezza naturale, ma visibilmente più piccole
(e salvo che non si tratti di formati vettoriali…) o con qualità di livello non commerciale (diciamo di un livello per cui normalmente non si sarebbe disposti a pagare il prezzo di mercato od una cifra simile) si dovrebbe essere a posto con la legge.
Tutto questo, naturalmente, se si interpreta la norma in chiave costituzionalmente orientata.
Il fatto che però il significato della novella legislativa non sia “autoevidente” rischia di creare notevoli problemi, per cui è comprensibile che si preferisca, in via di cautela, evitare la riproduzione.
E’ un’ingiustizia cui si sottosta, per non rischiarne di peggiori.

Appendice: alcune decisioni (che riguardano evidentemente l’articolo nella sua formulazione precedente alla novella di quest’anno), per farsi un’idea.

La parodia si configura come opera autonoma rispetto all’opera parodiata in quanto non vi è appropriazione del nucleo ideologico dell’opera parodiata e tra le due opere non vi è identità di rappresentazione; anzi, la parodia realizza, rispetto all’opera originale, l’inversione del relativo significato sostanziale. Pertanto da un lato non è richiesto il consenso da parte del titolare del diritto morale o di utilizzazione economica sull’opera parodiata, dall’altro la pubblicazione di una parodia non può mai costituire violazione del diritto morale riconosciuto dall’art. 20 l. 22 aprile 1941 n. 633 all’autore dell’opera parodiata (nella specie, trattavasi di film, peraltro solo pubblicizzati e non realizzati, che – come preannunciato dal regista – avrebbero parodiato, in chiave erotica anche pornografica, alcune note opere teatrali di E. De Filippo, richiamate anche nei titoli).

Tribunale Napoli, 15 febbraio 2000

Il diritto esclusivo dell’autore di utilizzazione economica dell’opera in ogni sua forma, e il mandato esclusivo “ex lege” conferito per delega alla Siae non possono trovare un limite nell’art. 70 l. autore, quando la riproduzione di opere (nella specie arte figurativa) sia effettuata per finalità diverse da quelle critiche, di insegnamento, o prettamente culturali, specificamente previste all’art. 70 l. autore.

Pretura Torino, 23 maggio 1997

La pubblicazione di un catalogo contenente le riproduzioni fotografiche di opere d’arte inserite in una mostra è idonea a fondare la pretesa dell’autore per l’esercizio del diritto di riproduzione (art. 13 l. 22 aprile 1941 n. 633). La detta riproduzione non integra alcuno dei casi di libera utilizzazione di cui all’art. 70 legge cit.

Tribunale Reggio Emilia, 14 giugno 2004

Attenzione:

L’utilizzazione economica dell’opera d’arte musicale a seconda delle diverse modalità che il mercato consente e mercè le quali comunque si sfrutti l’opera stessa perseguendo un lucro, appartiene all’autore. Tale utilizzazione è esclusa nelle ipotesi specificamente previste dalla legge, tra le quali non si deve annoverare l’esecuzione di opere musicali quali supporto didattico delle scuole di danza private, giacché invece essa, in quanto organizzata dentro un processo produttivo diretto al profitto, costituisce sfruttamento economico riservato all’autore.

Cassazione civile , sez. I, 01 settembre 1997, n. 8304

Nella fattispecie costituita dalla pubblicazione di un’opera che nella prefazione viene definita un omaggio a Massimo Troisi attraverso il ricordo degli amici, le interviste, le schede e il commento ai suoi film, non trova applicazione il disposto dell’art. 70 l. autore in tema di utilizzazioni libere di brani o parti di opere, non solo in considerazione della riproduzione pressocché integrale di testi realizzati da Massimo Troisi all’inizio della sua carriera artistica, ma anche perché è assente qualsivoglia attività di critica o di finalità didattiche, non sussiste autonomia ed originalità creativa e, per contro, vengono perseguite finalità commerciali rese evidenti dalle modalità e dai tempi della pubblicazione ed altri indici quali la scarsa cura nella raccolta dei testi, la loro raffazzonata rielaborazione, la veste grafica estremamente sciatta e il ricorso a disegni illustrativi caricaturali.

Tribunale Napoli, 18 aprile 1997

L’utilizzazione in uno spot pubblicitario di un tema musicale, estratto da un brano protetto da diritti d’autore, al fine di evocarne il ricordo, comporta violazione dei diritti di sfruttamento economico dell’opera spettanti all’autore. Detti diritti si estendono a qualsiasi forma e modo di utilizzazione, anche parziali, dell’opera che siano tali da consentire di coglierla nella sua individualità, quale oggetto di elaborazione personale di carattere creativo da parte dell’autore.

Cassazione civile , sez. I, 29 maggio 2003, n. 8597

Ma confronta con questo:

L’utilizzo di brani o parti di opere musicali e delle relative registrazioni fonografiche in una videocassetta, realizzata per finalità informativo – divulgative e di critica e discussione di avvenimenti storici è da considerarsi libero e, perciò, non necessita di autorizzazioni dei titolari dei relativi diritti, alla stregua del disposto dell’art. 70 comma l, l. d.a. n. 633 del 1941. Il libero utilizzo di brani o parti di opera ex art. 70 cit. può avvenire anche in un contesto non gratuito. A norma del comma 3 dell’art. 70 cit. la citazione o riproduzione di brani o parti di opera deve essere accompagnata dalla menzione del titolo dell’opera e del suo autore. La mancanza di tali indicazioni comporta l’obbligo di risarcimento del danno.

Tribunale Milano, 23 gennaio 2003

Upgrade

La norma sulla doppia firma voluta dalla Regione Lombardia è inapplicabile.

Facci querela

La mia personalissima opinione è che sarebbe da valutare una controquerela ai responsabili RAI, potendo apparire implicita una minaccia nei confronti del giornalista e volta a censurare ulteriori critiche:

Sussiste il reato di estorsione, qualora una minaccia dall’esteriore apparenza di legalità costituisca una illegittima intimidazione e cioè quando sia fatta, non con l’intenzione di esercitare un diritto, ma allo scopo di coartare l’altrui volontà e di conseguire in tal modo un profitto opinabile nell’an e sproporzionato nel quantum. (Nella specie trattavasi di minaccia di presentazione di una denuncia o di una istanza di fallimento).

Cassazione penale , sez. II, 23 marzo 1982

Ma poco poco almeno la temerarietà della domanda io la sosterrei.