Category ArchiveShi Tao
Shi Tao 21 mag 2008 02:21 pm
Il fuoco mi brucia
La regola attuale non definisce chi sia la minoranza.
La regola attuale definisce solo il metodo da applicare alla minoranza. E il metodo è discriminazione, denigrazione, annullamento, combustione.
Alla minoranza apparteniamo tutti, a turno.
L’unica salvezza è cambiare il metodo.
Poichè sono una minoranza, vorrei autodenunciarmi come rom (la bimba della foto mi assomiglia anche un po’).
Non siete obbligati a fare lo stesso. Non vi toccherà comunque una sorte migliore.
Shi Tao 19 mar 2008 03:14 pm
Amnesty per il Tibet
Amnesty International ha lanciato oggi un’azione urgente in favore di 15 monaci arrestati e scomparsi.
Puoi firmare qui.
Si tratta di Samten, Trulku Tenpa Rigsang, Gelek Pel, Lobsang, Lobsang
Thukjey, Tsultrim Palden, Lobsher, Phurden, Thupdon, Lobsang Ngodup,
Lodoe, Thupwang, Pema Garwang, Tsegyam e Soepa, in carcere dal 10 marzo
per aver preso parte a una manifestazione pacifica a Barkhor, Lhasa, la
capitale della Regione autonoma tibetana. Non si hanno ulteriori
informazioni sul luogo in cui sono detenuti né su eventuali accuse
formulate nei loro confronti e Amnesty International teme rischino di
subire torture e altri maltrattamenti.
BACKGROUND:
Le proteste sono scoppiate lunedì 10 quando circa 400 monaci hanno
marciato dal monastero di Drepung verso Lhasa, chiedendo la fine della
campagna governativa che costringe i monaci ad abiurare il Dalai Lama e a
subire propaganda politica. Oltre 50 di loro sono stati arrestati nel
corso della marcia. I monaci di altri monasteri sono scesi in strada
chiedendo la scarcerazione degli arrestati. Le proteste hanno dato vita a
disordini a Lhasa e in altre zone del paese.
La polizia e i soldati hanno lanciato gas lacrimogeni, hanno assalito i
dimostranti e hanno esploso proiettili nel tentativo di disperdere la
folla. Venerdì le proteste a Lhasa hanno assunto un carattere violento.
Fonti ufficiali cinesi hanno annunciato la morte di 10 persone, per lo più
uomini d’affari di Lhasa. Voci non confermate hanno riferito di un numero
maggiore di vittime.
A Lhasa vige il coprifuoco e i negozi sono chiusi. La città è stata
isolata tramite posti di blocco, mentre il centro è presidiato da veicoli
blindati e mezzi della polizia. Le forze di sicurezza hanno anche
circondato tre importanti monasteri di Lhasa, costringendo i monaci a
serrarsi all’interno e picchiando chi tentava di uscire. I monaci del
monastero di Sera hanno iniziato uno sciopero della fame per costringere i
militari cinesi a sciogliere l’assedio.
Proteste pacifiche di tibetani si sono svolte anche in Nepal e in India.
Qui, dimostranti che intendevano marciare verso il confine cinese sono
stati fermati e arrestati. A Kathmandu, la capitale nepalese, le
manifestazioni sono state sciolte con violenza e alcune persone sono state
trattenute in carcere per breve tempo, picchiate e sottoposte a ulteriori
maltrattamenti.
Shi Tao & Vecchio teologo 13 feb 2008 02:24 pm
Le donne e i feti come armi elettorali
Irruzione della polizia in ospedale: era l’aborto lecito di un feto con gravi anomalie cromosomiche, ma qualcuno aveva denunciato un feticidio.
Spero che una meritata condanna per calunnia segua celermente.
Anche la polizia si è comportata in un modo che non fa onore al Corpo, a quanto sembra.
Riporto per intero l’intervista di Repubblica alla donna.
Credo che molti si dovrebbero vergognare.
Almeno il ministro Turco ha avuto il coraggio di denunciare il clima di intimidazione che si sta creando. Dice di essere turbata. Lo sono anche io.
NAPOLI – “Mi hanno trattata in un modo assurdo. Interrogata come se avessi fatto chissà che. E invece io soffrivo, quel figlio lo volevo a tutti i costi. Mai avrei abortito se non avessi avuto quel terribile verdetto”.
Silvana, napoletana, vive ad Arzano (un paese alle porte di Napoli) con la mamma. Magra, poco più di un metro e 60. Sta per essere dimessa dal reparto di Ostetricia del Nuovo Policlinico dove è ricoverata da giovedì scorso. Ed è qui che l’altro ieri è stata sottoposta a un duro interrogatorio da cui non si è ancora ripresa. “Ero appena rientrata dalla sala operatoria”, sibila con un filo di voce.Come e quando ha saputo che il bimbo aveva una grave malattia?
“Ho 39 anni e mi era sembrato indispensabile sottopormi all’amniocentesi. L’ho fatto alla sedicesima settimana nell’ospedale di Frattamaggiore, non lontano da dove abito. Era il 18 gennaio e il referto con la diagnosi me l’hanno consegnato il 31. Sul foglio c’era scritto “Sindrome di Klinefelter”. Poi mi hanno tradotto il significato, una cosa terribile”.
Una brutta malattia?
“Sì, un difetto dei cromosomi che poteva comportare ritardo mentale, problemi al cuore, diabete e l’assenza di alcuni ormoni”.Ed è così che ha deciso di abortire?
“Non c’era altra scelta. Appena mi hanno comunicato che mio figlio sarebbe stato un malato per tutta la sua vita, non ho avuto dubbi. Ho deciso al momento, d’istinto: abortisco. Anche se sapevo che per me rappresentava una scelta particolarmente dolorosa. Mai avrei messo al mondo, da sola visto che non sono sposata, un bimbo in condizioni così gravi per il resto dei suoi giorni. E per favore che nessuno si permetta di parlarmi di egoismo, la mia è stata una scelta che va nella direzione opposta”.
Quando è andata la prima volta al Policlinico?
“Il 31 gennaio, per sottopormi a tutte le indagini preliminari, dai prelievi di sangue all’elettrocardiogramma, compresa la visita dallo psichiatra”.E che le ha detto?
“Che la mia salute psichica sarebbe stata a rischio se non abortivo. E venerdì scorso mi sono ricoverata nel reparto di Ostetricia dove avevo conosciuto il dottor Leone. A lui avevo portato il referto e poi manifestato la volontà di abortire. La decisione è stata mia. Nessuno è intervenuto in questo senso. Il giorno prima ero stata anche al Cardarelli per sottopormi a consulenza genetica, me lo avevano chiesto gli specialisti del Policlinico per spiegarmi meglio la situazione del bimbo e della sua patologia. Intanto ero entrata nella 21esima settimana”.
Nei termini di legge.
“Certo. Mi avevano comunicato che si poteva fare entro la 23esima settimana. Per tre giorni mi hanno somministrato i farmaci per stimolare le contrazioni dell’utero. Ma lunedì alle 11 il medico mi ha rifatto l’ecografia e si è accorto che il feto era morto”.
Quindi?
“Ho continuato con la terapia e finalmente alle 6 e mezza di sera ho abortito. Poi mi hanno portato in sala operatoria e, con l’anestesia, mi hanno ripulito l’utero”.E infine, di nuovo in corsia.
“Sì, e lì ci ho trovato una poliziotta pronta a interrogarmi. Non capivo cosa stava succedendo, ero ancora sotto l’effetto dell’anestesia”.Cosa le ha chiesto?
“Mi ha bombardato di domande. Mi ha fatto terzo grado: come era successo, perché avevo abortito, chi era il padre. Addirittura se avevo pagato”.Pagato chi?
“Sospettavano che avessi dato soldi ai medici per abortire. Insistevano. E poi sono passati anche a Veronica, la compagna di stanza ricoverata per gravidanza a rischio. Mi sono trovata in una situazione assurda appena fuori dalla sala operatoria”.Sporgerà denuncia?
“Ci sto pensando, visto il trattamento che la polizia mi ha riservato, avendo già affrontato un trauma terribile che mi fa ancora soffrire”.(13 febbraio 2008)
Shi Tao 01 feb 2008 02:09 pm
La cartolina per Shi Tao
Shi Tao 23 gen 2008 04:44 pm
L’adozione da single omosessuali per la Cedu
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (distinguendo rispetto al suo precedente caso Fretté) ha condannato la Francia per aver discriminato una donna omosessuale: nei Paesi dove l’adozione è permessa ai single, l’omosessualità non può essere motivo di rifiuto della domanda di adozione.
Ecco la sentenza in francese e in inglese (il sito della Corte è aggiornatissimo).
Va chiarito che la Corte afferma il divieto di discriminazione, non afferma invece l’esistenza di un diritto assoluto ad adottare, quindi la decisione non ha immediatamente effetti in Italia (nel senso che da noi, salvo ipotesi limitate, i single non possono comunque adottare).
Si è avuta violazione della Convenzione europea, per discriminazione e ingerenza nella vita privata e familiare.
La Corte ricorda che una differenza di trattamento è discriminatoria, ai sensi dell’art. 14 se manca di giustificazione oggettiva e ragionevole, cioè se non persegue uno scopo legittimo o se non c’è un rapporto di proporzionalità tra mezzi e fine (si vedano in particolare, Karlheinz Schmidt, § 24 ; Petrovic, § 30 ; Salgueiro da Silva Mouta, § 29).
Trattandosi di orientamento sessuale sono necessarie motivazioni particolarmente gravi e convincenti per giustificare un trattamento differenziato poiché si involgono diritti che ricadono sotto l’art. 8 della convenzione (v., mutatis mutandis, Smith et Grady c. Royaume-Uni, nos 33985/96 et 33986/96, § 89, CEDH 1999-VI ; Lustig-Prean et Beckett c. Royaume-Uni, nos 31417/96 et 32377/96, § 82, 27 septembre 1999 ; S.L. c. Autriche, no 45330/99, § 37, CEDH 2003-I).
Ed essendo permessa l’adozione ai single, le motivazioni francesi (necessità di una figura paterna) non sono, secondo la Cedu, gravi e convincenti.
La Corte ha dato anche risalto al fatto che secondo la Corte francese (Conseil d’Etat), “la ricorrente è dotata di “qualità umane ed educative certe” sicuramente rispondenti al supremo interesse del bambino, nozione chiave degli strumenti internazionali in materia”.
Per questo motivo è dunque doveroso constatare che le autorità nazionali [francesi], per rigettare la domanda, presentata dalla ricorrente, di consenso in vista dell’adozione, hanno operato una distinzione dettata da considerazioni concernenti il suo orientamento sessuale, distinzione che non può essere tollerata dalla Convenzione (v. sentenza Salgueiro da Silva Mouta, précité, § 36).
La Corte ha ribadito così anche che il concetto di vita privata di cui all’art. 8 della convenzione comprende l’identificazione, la vita e e l’orientamento sessuale (v. ad es. le sentenze Dudgeon c. Regno Unito del 22 ottobre 1981, serie A n. 45, pp. 18-19, § 41 ; Laskey, Jaggard e Brown c. Regno Unito del 19 febbraio 1997, Recueil des arrêts et décisions 1997-I, p. 131, § 36), così come il diritto ad avere o non avere un bambino (Evans c. Royaume-Uni [GC], no 6339/05, § 71, CEDH 2007-…). Quest’ultimo riferimento non deve però essere frainteso: la sentenza chiarisce che (per ora, dico io) la Corte non intende riconoscere alcun “diritto ad adottare” per i single, ma solo a non essere discriminati qualora si abbiano già astrattamente i requisiti richiesti dalla la legge dello Stato.
Fuori dalla cuccia & Shi Tao 23 gen 2008 11:41 am
Iniziative per la giornata della memoria
Anche i Rom dovettero subire le conseguenze del folle razzismo nazista. Furono centinaia di migliaia gli zingari sterminati nei campi di concentramento del Terzo Reich. A questo tema, nell’ambito del Giorno della Memoria, l’ Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea ‘Carlo Gilardenghi’ dedica un importante momento di approfondimento con il Kai ias ame, Romale? Dove stiamo andando, Rom? che si terrà giovedì alle 15.30 a Palazzo Guasco, ad Alessandria.
Purtroppo il lavoro mi impedirà di partecipare, ma credo che sarà molto interessante.
In città, negli ultimi mesi si sono avute diverse iniziative di studio e di dibattito sul tema delle popolazioni nomadi d’Europa.
Credo sia importante, oggi, ricordare che questi popoli sono parte della storia d’Europa ed hanno titolo a viverci quanto noi.
Si dice che gli zingari siano l’unico popolo d’Europa che non ha mai mosso guerra a nessuno.
Questo potrebbe averli svantaggiati nell’allocazione delle ricchezze.
Anche di questo si dovrebbe tener conto quando si considerano le loro “peculiarità”.



