Prima al Teatro di Alessandria

Concerto di Goran Bregovic.
Per me, ha fatto schifo.
Chiariamoci: Bregovic è un musicista eccezionale e ha una band (per funerali e matrimoni) che fa una musica entusiasmante.
Il problema è stato la gestione del teatro di Alessandria: davanti a dieci o venti drogati che sono stati in fondo alla sala tutto il tempo battendo pugni contro il muro o aspettando musica in calando e stacchi per urlare “FUCK YOU” e altre amenità, le maschere hanno fatto quel che potevano: non molto, ma almeno con noi che ci lamentavamo sono stati educati e mostravano di capire. Quando la situazione ha incominciato a degenerare, con spintoni e rischio-rissa e con la gente che cominciava ad essere un tantino esasperata, finalmente hanno chiamato i vigili urbani.
Certo la situazione era pasticciata, perchè per far ragionare quei casinisti bisognava parlargli, ma naturalmente eravamo a un concerto…
Alla fine (dieci minuti prima dei bis) sono riusciti ad allontanarli (li hanno mandati in una galleria, forse)
Serata stressantissima, maschere imbarazzatissime.
Surreale alla fine dice “Io però il biglietto lo vorrei rimborsato”.
A quel punto interviene il direttore del teatro, signorina Tripodi, che dice “Signorina, ma quali problemi? ma non ci sono stati problemi”.
Allora le chiediamo il perchè di tutte le lamentele e delll’intervento dei vigili.

La direttrice imperturtbabile: “Beh se non vi va questo ambiente, NON VENITE PIÙ IN QUESTO TEATRO. SCRIVETECI”
Che devo fare? vi giro il consiglio.

Se anche voi siete stati insultati, prima dai drogati e poi dalla signorina Tripodi, ecco l’indirizzo e-mail per prendere contatto con altri danneggiati della serata,
Goran Bregovic: info@musicstar.co.yu,
Comune di Alessandria:sindaco@comune.alessandria.it.

Nella sua banalità, trovo comunque che questo sia un esempio interessante in relazione al dibattito sui concetti di tolleranza e di rispetto e riguardo al problema del se e come vogliamo scegliere quali comportamenti includere od escludere dalla vita sociale.

Appello per le dimissioni di Antonio Fazio

Non vorrei dare l’impressione di essermi fissata con le richieste di dimissioni, però mi sembra che il post di Beppe Grillo sia condivisibile.

E’ trascorso un mese da quando i giornali hanno pubblicato le telefonate fra il governatore della Banca d’Italia e alcuni protagonisti italiani della scalata alla Banca Antonveneta. E’ trascorso un mese da quando la comunità internazionale ha avuto, dalla viva voce del governatore, la prova che in Italia il capitalismo, il mercato, la libera concorrenza sono finti.

L’”arbitro” Antonio Fazio gioca con una delle squadre in campo, la Banca Popolare Italiana di Lodi. L’altra, il ABN Amro, non ha santi in paradiso, dunque ha perso la partita prima ancora di giocarla. L’”arbitro” Fazio (con la collaborazione della sua signora) coccola il lodigiano Gianpiero Fiorani, lo invita in Bankitalia (“passando dal retro”), cestina i rapporti negativi dei suoi stessi ispettori interni sul suo amichetto “lumbard”. Lo stesso sospetto aleggia su altre scalate, da quella dell’Unipol alla Bnl a quella dei “furbetti del quartierino” Ricucci & C. alla Rcs-Corriere della sera

Oltretutto, o Fazio se ne va da solo, o lo caccia l’Italia, o lo caccia l’Europa, che già ci ha avvisati.

Se fosse l’Unione Europea, ad intervenire, ci toccherebbe però una figura davvero penosa all’estero, per l’incapacità e la disonestà dimostrata dai nostri governanti. All’interno, poi, ci toccherebbe una penosissima sequela di sproloqui sull’invadenza comunitaria e bla, bla, bla. I nostri politici e i loro commentatori dimenticano spesso, infatti, che le istituzioni comunitarie applicano leggi e trattati con i quali noi ci siamo vincolati e che dovremmo applicare spontaneamente.

Gli appelli alle dimissioni di Fazio, ultimamente, si stanno rincorrendo dappertutto: famoso il “Mr. Fazio, please go home” dell’Economist.
Quello di Grillo ha il vantaggio dell’accessibilità ed è un’iniziativa di democrazia diretta alla quale auguro fortuna.

Sempre Grillo aveva scritto un altro post giorni fa, dove sosteneva che attualmente a rischiare delle sanzioni sono soprattutto quegli ispettori della Banca d’Italia che hanno permesso l’avvio dell’inchiesta giudiziaria:

Due persone perbene, Clemente e Castaldi, direttori della Vigilanza della Banca d’Italia, esprimono a luglio parere fortemente contrario alla Opa della Banca Popolare Italiana di Fiorani sulla Antonveneta e informano i magistrati della situazione facendo fallire l’operazione.
[…]
Fazio chiede un’inchiesta su Clemente e Castaldi con un’ispezione interna in Banca d’Italia.

Il problema di quel post è la foto: forse esagero io o forse è una questione soggettiva, ma la trovo rivoltante.
Il testo è interessante, però. Fate voi: ecco il link.

Pera dimettiti!

Il minimo che ci si possa aspettare da un Presidente del Senato è che rispetti la Costituzione.

Nell’intervento di ieri al meeting di Comunione e Liberazione, Pera ha dichiarato:

In Europa la popolazione diminuisce, si apre la porta all’immigrazione incontrollata e si diventa “meticci”.

Si è trattato di una sonora bestemmia contro i principi fondamentali della nostra Costituzione, che recita:

Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Aggiungo che il termine “cittadino”, secondo unanime interpretazione (e sfido Marcellino a sostenere il contrario!), deve qui essere inteso come “uomo”: non esiste infatti la possibilità che i Costituenti intendessero riconoscere la dignità umana subordinatamente all’acquisizione della cittadinanza.

Il complesso del discorso era una frontale opposizione ai valori di solidarietà sociale:


Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.


Io poi non ho ancora capito quale mente è riuscita a concepire che la legge spagnola per le unioni omosessuali costituisca un attentato all’unità delle altre famiglie oltrechè una forma di “arroganza e prepotenza”.
Credo non sia casuale se quest’idea viene sovente espressa e mai giustificata.
Credo anche che non sia casuale se l’opposizione più rancorosa colpisca proprio la legge spagnola, mentre per gli altri Paesi europei che hanno ricosciuto il diritto degli omosessuali a unirsi civilmente si mostra sempre una linea più morbida: gli ruga di perdere terreno in una Nazione un tempo così cattolica.
Gli ruga che, nonostante tutto, il principio della laicità dello Stato stia attecchendo così bene in così tante parti del mondo, nonostante gli insulti e le minacce: sempre Pera

I relativisti scherzano con il fuoco. C’è ancora chi crede che la democrazia sia la faccia istituzionale del relativismo morale. […] Provate a togliere qualche agio a questi intellettuali relativisti, provate ad approvare in modo democratico qualche misura che li riguardi e vedrete che passeranno agli strilli, ai girotondi e magari alla resistenza.

Pera, senti questa: “democrazia” non significa che la maggioranza minaccia chi la pensa diversamente.
“Democrazia” significa, prima di tutto, rispetto dei principi fondamentali di rispetto dell’individuo, a cominciare dagli articoli 2 e 3 della Costituzione.

Pera dimettiti!

Rubbia cacciato dall’Enea perchè “incompetente”

rubbia mani sula città;

Certe volte mi arrabbio tanto che sul momento non riesco a reagire.
Però ci sono dei limiti allo schifo e bisogna rimboccarsi le maniche:

Carlo Rubbia

[a]veva chiesto una risposta, voleva sapere se all’Enea dovesse comandare il presidente-scienziato o il Consiglio d’amministrazione nominato dai partiti. E il governo lo ha accontentato […]
Un “dramma gestionale” le cui radici possono essere fatte risalire alla legge di riforma varata nel 2003, che ha creato le premesse per “uno scontro tra un gruppo compatto di sette consiglieri di esplicita nomina ministeriale da una parte e uno scienziato senza connotazione politica dall’altra”. […]
La guerra tra Rubbia e quelli che definiva “il branco” era deflagrata per la nomina del direttore generale, che per legge avrebbe dovuto essere indicato dal presidente e votato dai sette consiglieri. “Si è giunti al punto di chiedermi – spiegava Rubbia – , avendo io presentato una rosa di cinque nominativi, di proporne invece una di sei, indicandomi ovviamente anche quale dovesse essere il sesto nome”.

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Non contenti, i consiglieri lo hanno insultato, sostenendo che il premio Nobel non sarebbe capace di fare il suo lavoro all’Enea, nè di proporre nomine ragionevoli (”quattro ragazzini e un pensionato”).

Vi segnalo qualche link e un appello: la notizia comunque, nonostante la sua importanza, sembra aver avuto scarsa eco.

Mi chiedo come sia possibile che il Paese venga saccheggiato e umiliato e non si riesca a far nulla.
Davvero bisogna lasciar fare mentre la scienza e la ricerca sono trattate come tessere di monopoli?
Chi ama sbrodolarsi, parlando delle nostre cosiddette radici di civiltà europea per giustificare una chiusura davanti ad altre civiltà sembra dimenticare, oltre il fondamentale principio dell’ospitalità mediterranea, i valori di libertà della ricerca e dell’insegnamento, la conoscenza del mondo sentita come necessità cogente, la scoperta come senso dell’esistenza.
Dove sono quei cretini, quando si tratta si salvare Galileo e non di bruciare gli infedeli?
Qualcuno magari pensa sia esagerato prenderla così sul personale, ma poche cose toccano così sul personale ognuno di noi.
Infatti, dire che la ricerca o la libertà di parola sono umiliate significa usare una metafora, perchè la ricerca e la libertà, di per sè, non sono persone e quindi non possono essere umiliate: semmai è ognuno di noi che, vedendosi negare il rispetto di quei valori, sta subendo un furioso attacco alla propria dignità umana.