L’idiozia allo Specchio

La copertina dell’ultimo numero di Specchio è dedicato alle statistiche ed è errato in maniera così plateale da dare il disgusto: secondo i redattori del supplemento della Stampa il 100% degli italiani “leggono statistiche sugli italiani, se capita l’occasione” e il 98% “prima di prendere una medicina leggono il bugiardino“.
E gli analfabeti?
Perché, d’accordo, è credibile che dal campione vengano implicitamente esclusi i bambini, tuttavia, come dovrebbe sapere chi ascolta le notizie, il nostro Paese ha un drammatico problema di analfabetismo di ritorno e condizioni analoghe. I dati, anche qui non sono univoci, ma diciamo che sono dal 5% al 12% della popolazione ovvero da due a sei milioni di italiani (dipende molto dai criteri utilizzati nel definire l’analfabetismo). Queste persone vivono in condizioni – non solo culturali, ma spesso anche sociali e sanitarie – tenebrose.
La Stampa se li è bevuti.
In copertina sul suo settimanale pubblica a grandi caratteri due errori così ovvi che me ne accorgo persino io che faccio tutt’altro nella vita. Sarebbe meschino chiedere chi aveva la responsabilità di dargli una lettura (anche veloce)?
Non vorrei sembrare prevenuta verso La Stampa. C’è da dire che coraggiosamente i loro errori non li nascondo e ad essere precisi neanche li correggono, direi.

Era meglio perdere

piuttosto che avere:

le svastiche nel ghetto

un sospetto di insulti volgari e razzisti per istigare il campione avversario a farsi espellere

dei bari che pretendono di non pagare il dazio
proposte di amnistia alla cavolo

le solite schifezze razziste vomitate da un costituzionalista mancato, con la fisionomia di un porcellino ed un odio inspiegabile verso i mussulmani

e ah sì, anche questo.

Dimentico qualcosa?

A ‘sto punto non so: retrospettivamente, forse, gli insulti della stampa tedesca erano meritati.

Non per vantarmi ma…

non solo ho pubblicato la notizia dell’articolo di Die Zeit su mafia e mondiali un giorno prima di molti quotidiani nazionali, ma ho anche dato – spero!- un’informazione corretta.

Non così La Stampa: probabilmente in redazione non sono riusciti a reggere la noia dell’intero articolo-polpettone tedesco e non hanno capito che – sia pur di pessimo gusto – si trattava di una satira.
Vatti a fidare dei professionisti!

8 P

Mah!

La Zeit, che è uno dei più prestigiosi periodici tedeschi, pubblica sta roba.

L’articolo, che solo alla fine mostra chiaramente di essere uno scherzo – del cacchio, peraltro- sostiene che stiamo vincendo ai mondiali per volontà della mafia. Arriva ad analizzare le varie precedenti partite che abbiamo disputato per sostenere che il “verdetto del campo” pur non costituendo una autentica prova dell’intervento mafioso, dimostrerebbe comunque che tutto è stato architettato: ci sarebbe un intreccio, tra mafia affari spettacolo politica e sport, che non tollera lo scandalo del calcio nazionale e quindi persegue con ogni mezzo la vittoria ai mondiali.

Basta? No! Già ci danno il risultato di domani: anche la Francia sarebbe arrivata fin qui barando.

I Francesi infatti sarebbero non i più bravi del loro gruppo, ma i più influenzabili dalla mafia, che avrebbe con loro tradizionali e floridi rapporti.
Tutto si chiude poi con uno scherzo evidente: l’unico testimone che poteva smascherare l’inganno era l’orso Bruno, freddato dai sicari della mafia.

Fa ridere? A me pare un’accozzaglia prolissa – due pagine – senza stile o leggerezza, per caricarci di insulti.

Io amo e stimo la cultura tedesca, ma gente ci sono dei limiti!

Uno stereo magari lo scelgo tedesco, un comico mai.

Ancora sulle vignette danesi

BBC sta coprendo la notizia pacatamente e in modo più approfondito di quanto mi sembra avvenga in Italia.
Due retroscena che la nostra stampa forse non ha riportato sono: le vignette, stampate a settembre, avrebbero raggiunto notorietà col tempo anche grazie all’involontario aiuto dell’Egitto, che forse non voleva schierarsi troppo contro gli Stati Uniti o Israele e ha pensato di portare l’attenzione altrove.
Secondo retroscena: qualcun altro ha pensato bene di soffiare sul fuoco: una delegazione di leader islamici danesi sarebbe andata a novembre in Medio Oriente per far conoscere le vignette e ha pensato bene di mentire, aggiungendo altre immagini, più offensive e che nulla avevano a che fare con la pubblicazione danese. In particolare questa immagine è stata presentata come una parodia del Profeta.
Strumentalizzazioni ci sono state e violenze pure.
Le une non giustificano le altre.
Ognuno dovrebbe rispondere delle rispettive colpe: chi ha offeso, chi ha mentito, chi ha ucciso, secondo la propria personale responsabilità.
Questa, secondo me è la giustizia.
Così è intesa nel nostro Paese, da che gli ideali dell’illuminismo hanno fatto breccia nelle leggi e nelle coscienze.
Non si tratta di giudicare la civiltà islamica o quella danese o di scegliere se una è meglio dell’altra, si tratta piuttosto di valutare delle condotte singole e specifiche, per condannare o assolvere persone determinate.
La partigianeria che viene spacciata per difesa della nostra civiltà non è altro che la rinuncia ai valori più profondi e qualificanti del mondo che ha conosciuto la Rivoluzione Francese.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti: Calderoli e i suoi insulti razzisti alla giornalista de La Sette Rula Jebreal, “rea” mi pare, di essere araba israeliana.
Quella macchietta di governo ha detto alla brava giornalista cose del tipo “quella donna abbronzata, sì dico lei quella donna abbronzata dovrebbe tornare nel deserto con gli altri”.
Io, in quanto essere umano, mi sento personalmente offesa e molto più simile a Rula Jebreal che non a Calderoli.
Perchè può darsi che soffra di deficit mentali paragonabili a quelli di Calderoli, ma almeno ho un po’ più senso della dignità. Penso che una persona decente possa volermi bene e non vergognarsi troppo per quello che faccio.

La libertà d’espressione comprende il diritto di pubblicare l’indirizzo di casa dei vignettisti danesi?

Visto che anche il diritto di parola, a quanto pare, deve trovare un limite, tanto vale che quel limite sia la libertà religiosa e il sentimento di dignità.

Chi non è d’accordo sorrida, la prossima volta che qualcuno impropriamente nomina la sua mamma.
In effetti, anche se, come è ovvio, non tollero e non giustifico in alcun modo le violenze, trovo allucinante che offendere il prossimo venga considerata una questione di principio.
Tra l’altro, chi è stato offeso?

Già, chi?

Un popolo?
Ma i mussulmani non sono un solo popolo. Semmai molti popoli sono (prevalentemente) musulmani.
Una religione?
Ma non tutti quelli che appartengono alle culture islamiche sono religiosi. Nè appartengono necessariamente a quella religione.
Una cultura?
Ma non è una cultura sola, nè è solo un fatto culturale!
Una razza?
Risposta troppo ovviamente errata: i Mussulmani non sono una razza, come non lo sono gli Ebrei o Cristiani.
Questa domanda, però, ne tira un’altra: i Mussulmani e le persone che si sono sentite offese sono il medesimo insieme?
Io credo di no: come è stato sottolineato, le vignette avevano un contenuto razzista, perchè rappresentavano le persone con tratti somatici grotteschi e col nasone (quest’odio antiislamico ha sempre più analogie con l’odio verso gli Ebrei).
Per questa ragione, credo, anche chi non è per nulla attaccato alla religione può sentirsi offeso in quanto appartenente ai gruppi etnici insultati in maniera razzista.
Siccome l’Islam è un fenomeno anche culturale e sociale, chi appartiene a quella cultura e a quei popoli, anche se è una persona non religiosa, si sente personalmente offeso nella propria dignità e nei propri valori .
Non si può rappresentare il Profeta. Meno che mai fargli una caricatura. Rappresentarlo con un turbante-bomba suggerisce una violenza connaturata all’Islam o agli islamici.

Questo è un problema serio, perchè temo che non sappiamo neppure esattamente chi abbiamo offeso, perchè non sappiamo esattamente cosa significano quei disegni e come vengono interpretati in un’altra cultura.
Tronfia ignoranza, la chiamo io, altro che diritto.
Shi Tao ha esercitato un diritto.