La querelle sulle querele

A quanto pare c’è una mail che si aggira per la blogsfera e inquieta molti di noi.

Mi permetto di riportare, grossomodo, un commento che avevo scritto ad Antonio, tanto più che è un caso esemplificativo di problemi che si porranno, credo, sempre più spesso ai blogger.
Ciao Antonio!
La mail del patrocinatore è scritta con uno stile che non corrisponde a quello di noi bracchetti di provincia.

Per esempio, e si tratta, ben inteso, di sottigliezze, io non mi permetto mai di usare meno delle maiuscole, quando dò del Lei in una missiva formale.

Capisco anche che il riferimento a “uno dei tre requisiti che formano l’elemento oggettivo del reato…” possa lasciare assai perplessi.

Comunque entrando nel merito, tre sono gli elementi necessari perchè uno scritto “spiacevole” per la suscettibilità di qualcuno sia giustificato: continenza, interesse pubblico, verità.
Poichè il tuo è chiaramente un intervento di critica, il linguaggio usato non pare trascendere il canone del rispetto (cosiddetta continenza formale) e quindi anche secondo i severi parametri della giurisprudenza non è, mi pare, lesivo della reputazione.
L’interesse pubblico della notizia è evidente.
Il punto problematico riguarda invece il contenuto: è vero che il Signor Lupis fece ciò che dici?

Il tuo post, infatti, non si limita a dare conto di una contestazione tra giornali, ma prende le parti (“Il Foglio … sta dimostrando, con dovizia di particolari, che alcuni articoli di un loro inviato … sono stati … inventati“)
Se è vero, credo che il post possa rimanere dove si trova, ma se ti sbagli, effettivamente, il giornalista può sentirsi ingiustamente denigrato, oltretutto in un ambito della sua vita (la sua professione) che è fondamentale per lui, sia sul piano morale che pratico.
Questo, giuridicamente, è ciò che conta, dopodichè, se ciò che hai scritto non corrisponde al vero è irrilevante che tu sia in buona fede o che tu abbia ripetuto cose già dette da altri o che la tua fonte sia un quotidiano nazionale.
Per quanto riguarda la veridicità di quanto riportato, infatti, la giurisprudenza è pressocchè inflessibile e normalmente (c’è stata, credo, solo una sentenza discordante nel recente passato e che purtroppo non riesco a reperire ora su internet) condanna anche i giornalisti che errando scrivono il falso avendo usato come fonti le maggiori (e più autorevoli?) agenzie di stampa.

Riepilogando: una notizia di per sè offensiva (come l’affermazione che Tizio ha fatto male il proprio lavoro) può essere divulgata purchè rispetti questi tre parametri: educazione, verità, interesse pubblico per la notizia.

Va tenuto conto che la giurisprudenza è assai larga nel definire che cosa è offensivo (si considera ingiuria un “non mi ropere le scatole”, davvero) ed è severissima nel valutare la continenza, inoltre la colpa di chi pubblica notizie errate viene riconosciuta quasi automaticamente (è quasi una responsabilità oggettiva, per capirci), invece l’interpretazione è tendenzialmente più “liberal” nel riconoscere l’interesse pubblico.

Guardando al tuo problema pragmaticamente, se tu hai detto la verità, presumibilmente non sarai condannato e in teoria la tua controparte dovrà pagarti le spese di causa.
In realtà però un processo può durare a lungo e le spese processuali riconosciute in caso di vittoria spesso sono inferiori a quelle effettive. Di certo, poi, non tengono conto dell’angoscia personale di chi deve difendersi da un’accusa penale e da qualcuno che può chiederti, per i danni morali, quanto vuole: mi pare sia celebre il caso di D’Alema con Forattini…
Spero che quello che hai scritto sia vero e che tu non debba patire ingiustamente.
Non ti invidio per la scelta che devi prendere.

I volontari e lo sfruttamento sessuale

Le bambine rinchiuse nei campi profughi in Liberia sono sfruttate da coloro che dovrebbero proteggerle: i caschi blu, i volontari delle organizzazioni umanitarie o i loro insegnanti.

Lo denuncia Save the Childern, un’organizzazione non governativa che si dedica alla protezione dell’infanzia. Sulla base di quanto raccontato da 315 persone. La metà di queste persone risiede ancora nei campi profughi dove ha trovato riparo a causa della guerra civile che ha insanguinato il Paese per anni. Gli altri sono stati ascoltati subito dopo il rientro a casa.

Dall’indagine è emerso che ragazzine e bambine sono sfruttate sessualmente dal personale che dovrebbe aiutarle a crescere.

Mi è preso un groppo allo stomaco, quando l’ho letto e poi ho pensato che in fondo bastava pensarci, che i ricchi vanno dalle bambine del Terzo Mondo come turisti e gli altri, se vogliono, possono andarci come volontari.

Tutti sappiamo degli scandali dei nostri militari in Africa, voci circolavano di tratte di ragazzine e di ragazzini nei campi profughi dell’Albania, ai tempi della guerra in Kosovo: già durante quella prima “guerra umanitaria”, infatti,  le bombe intelligenti colpivano obiettivi strategici, case e ambasciate, ma nei campi, la notte, si dice che nessuno sapesse fermare i predoni.

Io ho conosciuto diverse persone che sono partite con le migliori intenzioni e sono tornate ciniche o sconvolte.

Non è difficile credere che qualcuno (certo una minoranza)  parta con le peggiori idee nella testa.

Ma se così è il problema è molto più diffuso di quello documentato oggi.

Per me, e credo per molti che si sono impegnati e hanno creduto nel volontariato è davvero un periodo di forte inquietudine: credevamo di fare bene perchè ce la mettevamo tutta, dimenticando che la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni.

Che fare?

Un anno e non sentirlo!

snoopyQuesto blog ha da poco compiuto un anno.
Mi sono divertita, ho imparato un sacco di cose, conosciuto amici carissimi.
Bello! Un sacco!
Quelle cose che dici, ma non so se incominciare… Ma poi in fondo… E poi sei solo contento di averci provato.
Così, bom, lo stesso Tizio che mi consigliato di provarci e mi ha aiutato a creare l’account qui su blogsome, mi ha fatto pressing per passare ad un dominio.
Io ho nicchiato: ho detto che a me blogsome piace, mi trovo bene, condominio carino… Non riesco a mettere a cuccia il mio cane, figurati gestire un dominio… Non so se incominciare… Ma poi in fondo… Poi ho cominciato ad avere velleità di mettere funzioni diverse e sono usciti gli indirizzi .eu e insomma, ecco, ho deciso di fare il gran passo: trasloco il blog.
O meglio, mi sono fatta traslocare il blog dal cyber-camallo del campo di cocomeri: l’insegna sulla sua porta “omicidi su commissione violenze rapimenti” diceva che mi potevo fidare di lui.
Infatti il blog è pronto: eccolo!
Siate gentili: aggiornate link e feed, che ci tengo!
Ancora grazie agli amici che hanno reso speciale avere un blog e bello quest’anno trascorso.
Grazie al camallo, che è anche un po’ demiurgo, e grazie a blogsome.
Per inciso, se volete aprire un blog, potete cominciare con questa piattaforma, se lascio non è per necessità, ma per voglia di sperimentare.
Bacio!snoopy sopwith camel.jpg

I cerchi temporali non sono fantascienza

Da ebreo e israeliano, ieri, mi sono colmato di vergogna e di rabbia alla vista del barbaro comportamento dei ‘fascisti’, della sinistra estremista, che hanno profanato la sacralità della festa della liberazione del 25 aprile, assieme alla memoria dei caduti della Brigata Ebraica in Italia, dando alle fiamme le bandiere dello Stato d’Israele nel corso del corteo di Milano.

L’ambasciatore d’Israele in Italia, Ehud Gol.

Concordo totalmente.
Chi ha fatto una cosa simile è come quelli che il Paese cacciò 61 anni fa.
Sarebbe il caso di stroncare le loro azioni per tempo, e cioè prima di dover aggiungere un’altra festa al calendario.