Ancora sul caso Peppermint

La tutela della privacy è un valore fondamentale, prevalente sugli altri, compreso il diritto d’autore. I dati personali possono essere trattati senza consenso degli altri solo per «azioni giudiziarie penali». A sostenerlo è il tribunale di Roma, sezione specializzata per la proprietà industriale e intellettuale, in un’ordinanza depositata il 17 marzo scorso. Decisione che conferma un punto fermo in materia di riservatezza e potrebbe chiudere il “caso Peppermint”, sul quale si discute da tempo.
Il tribunale di Roma si era pronunciato in maniera contraddittoria sull’obbligo per i provider di rivelare i nomi dei propri clienti a società titolari del diritto allo sfruttamento economico di opere dell’ingegno: in alcuni casi i provider erano stati obbligati a rivelare i dati degli utenti, in altri aveva prevalso la tutela della privacy
Adesso la pronuncia più recente dei giudici romani, in linea con quanto affermato dal Garante della privacy, nega qualsiasi obbligo per i gestori e sostiene che la prevalenza del diritto alla riservatezza su quello d’autore, almeno nel settore della giustizia civile, non lascia comunque le aziende disarmate di fronte a fenomeni di downloading

Al di là del merito della causa, va segnalato come nella sentenza si sia richiamata la Carta di Nizza: un fatto non nuovo in Italia, ma che diventa sempre più stimolante e che ci dà speranza di un progresso di civiltà giuridica. E di questi tempi c’è bisogno di segnali positivi!