L’adozione da single omosessuali per la Cedu

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (distinguendo rispetto al suo precedente caso Fretté) ha condannato la Francia per aver discriminato una donna omosessuale: nei Paesi dove l’adozione è permessa ai single, l’omosessualità non può essere motivo di rifiuto della domanda di adozione.
Ecco la sentenza in francese e in inglese (il sito della Corte è aggiornatissimo).
Va chiarito che la Corte afferma il divieto di discriminazione, non afferma invece l’esistenza di un diritto assoluto ad adottare, quindi la decisione non ha immediatamente effetti in Italia (nel senso che da noi, salvo ipotesi limitate, i single non possono comunque adottare).
Si è avuta violazione della Convenzione europea, per discriminazione e ingerenza nella vita privata e familiare.

La Corte ricorda che una differenza di trattamento è discriminatoria, ai sensi dell’art. 14 se manca di giustificazione oggettiva e ragionevole, cioè se non persegue uno scopo legittimo o se non c’è un rapporto di proporzionalità tra mezzi e fine (si vedano in particolare, Karlheinz Schmidt, § 24 ; Petrovic, § 30 ; Salgueiro da Silva Mouta, § 29).
Trattandosi di orientamento sessuale sono necessarie motivazioni particolarmente gravi e convincenti per giustificare un trattamento differenziato poiché si involgono diritti che ricadono sotto l’art. 8 della convenzione (v., mutatis mutandis, Smith et Grady c. Royaume-Uni, nos 33985/96 et 33986/96, § 89, CEDH 1999-VI ; Lustig-Prean et Beckett c. Royaume-Uni, nos 31417/96 et 32377/96, § 82, 27 septembre 1999 ; S.L. c. Autriche, no 45330/99, § 37, CEDH 2003-I).

Ed essendo permessa l’adozione ai single, le motivazioni francesi (necessità di una figura paterna) non sono, secondo la Cedu, gravi e convincenti.
La Corte ha dato anche risalto al fatto che secondo la Corte francese (Conseil d’Etat), “la ricorrente è dotata di “qualità umane ed educative certe” sicuramente rispondenti al supremo interesse del bambino, nozione chiave degli strumenti internazionali in materia”.

Per questo motivo è dunque doveroso constatare che le autorità nazionali [francesi], per rigettare la domanda, presentata dalla ricorrente, di consenso in vista dell’adozione, hanno operato una distinzione dettata da considerazioni concernenti il suo orientamento sessuale, distinzione che non può essere tollerata dalla Convenzione (v. sentenza Salgueiro da Silva Mouta, précité, § 36).

La Corte ha ribadito così anche che il concetto di vita privata di cui all’art. 8 della convenzione comprende l’identificazione, la vita e e l’orientamento sessuale (v. ad es. le sentenze Dudgeon c. Regno Unito del 22 ottobre 1981, serie A n. 45, pp. 18-19, § 41 ; Laskey, Jaggard e Brown c. Regno Unito del 19 febbraio 1997, Recueil des arrêts et décisions 1997-I, p. 131, § 36), così come il diritto ad avere o non avere un bambino (Evans c. Royaume-Uni [GC], no 6339/05, § 71, CEDH 2007-…). Quest’ultimo riferimento non deve però essere frainteso: la sentenza chiarisce che (per ora, dico io) la Corte non intende riconoscere alcun “diritto ad adottare” per i single, ma solo a non essere discriminati qualora si abbiano già astrattamente i requisiti richiesti dalla la legge dello Stato.

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