Diritto di famiglia europeo (gioiso e coerente)

Mario Mauro (Fi), vicepresidente del Parlamento europeo, chiede al Consiglio dei Ministri europei di affermare che il diritto comunitario non e’ competente in materia di diritto di famiglia dei singoli Stati Ue e quindi nell’equiparazione della famiglia con le convivenze e le unioni omosessuali.
Si sbaglia: l’Unione europea interviene da molti anni in materia, coerentemente con i poteri attribuiti dai Trattati fondamentali e da ulteriori convenzioni ad hoc.
La ragione fondamentale è che il riconoscimento dei diritti in materia di famiglia è essenziale per garantire la libertà di movimento dei cittadini europei (uno dei cardini dell’Unione e che originariamente era inteso come libera circolazione dei lavoratori, nel quadro ideologico in parte superato della Comunità economica europea, che si occupava soprattutto dei “fattori produttivi”, mentre oggi la libertà di movimento riguarda la persona in quanto tale e non più in quanto lavoratore).
L’unione europea non vuole rischiare che il mancato riconoscimento dei diritti della famiglia impedisca o disincentivi la mobilità europea.

L’europarlamentare “scopre” oggi il problema, a causa di un cittadino tedesco che chiede se sia in contrasto col diritto comunitario il mancato riconoscimento di una pensione di reversibilita’ ad un componente di una coppia omosessuale registrata.

Nello scorso settembre l’avvocato generale della Corte ha dato ragione al richiedente tedesco, in coerenza coi principi comunitari.

Ma il forzista insiste: ”Al di la’ del merito della questione, i Trattati su cui si fonda l’Ue lasciano il regime di famiglia, convivenze more uxorio e unioni omosessuali alla competenza degli Stati membri, come conferma anche l’art. 9 della Carta di Nizza”.

Ma sbaglia ancora: l’articolo in questione recita

Diritto di sposarsi e di costituire una famiglia –
Il diritto di sposarsi e il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio.

Ma l’intepretazione di Mauro è vietata dall’art. 53 della medesima Carta:

Livello di protezione –
Nessuna disposizione della presente Carta deve essere interpretata come limitativa o lesiva dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali riconosciuti, nel rispettivo ambito di applicazione, dal diritto dell’Unione, dal diritto internazionale, dalle convenzioni internazionali delle quali l’Unione, la Comunità o tutti gli Stati membri sono parti contraenti, in particolare la convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, e dalle costituzioni degli Stati membri

L’art. 53 è una norma di chiusura e come tale prevale su possibili diverse interpretazioni degli altri articoli della Carta.
Quindi, siccome esistono norme comunitarie che tutelano i diritti civili delle coppie di fatto e sposate, eterosessuali ed omosessuali, tali norme prevalgono e non possono decadere a causa di una pretesa riserva nazionale in materia.

Forse presago, Mauro chiede, nel caso in cui la Corte accolga le indicazioni dell’avvocato, se il Consiglio intenda modificare la direttiva Ue per chiarire che ”il diritto comunitario non puo’ modificare il regime interno di famiglia, convivenze more uxorio e unioni omosessuali”.
Ancora sbaglia: qui non è solo in questione una direttiva: sono la logica e l’architettura del sistema europeo (con un occhio ai diritti umani e un occhio all’economia di mercato), sentenze della Corte di giustizia e convenzioni in materia di famiglia, ad imporre riconoscimenti alle coppie registrate (eterosessuali od omosessuali).
Una singola direttiva, anche se la si volesse modificare, non potrebbe cambiare la situazione (e per cambiarla, comunque, forse si tratta di vedere la posizione di Stati come la Polonia, perché modificare una direttiva europea semplicemente sulla base delle richieste di un europarlamentare italiano che non rappresenta neanche la maggioranza di governo nel proprio Paese, di per sé, non suona molto probabile).
L’Unione è competente in materia di famiglia, segue una strada coerente e corretta e finirà che dovremo adeguarci.
Mi chiedo se non andrà come in alcuni altri casi della nostra storia, quando per essere arrivati fra gli ultimi, abbiamo anche fatto riforme tra le più moderne e liberali.