Shi Tao &Vecchio teologo 11 ott 2007 05:17 pm

Ancora sulla protezione dei dati personali in Germania

In un recente articolo, la Zeit affronta il dibattito tedesco sulla protezione dei dati personali.
La tesi di fondo è che la nuova strategia per la sicurezza interna danneggia soprattutto sé stessa, perché per il solo fatto di essere osservati non si è più liberi e si diventa meno collaborativi.
A sostegno di questa tesi, oltre ai risultati di studi psicologici, l’Autore cita la meccanica quantistica ed il gatto di Schrödinger, per sottolineare come sia inevitabile che l’osservazione, in quanto tale, modifichi il fenomeno osservato.
Il ministro degli interni tedesco si difende invocando il dovere dello stato di difendere i suoi cittadini.
Ma, si chiede la Zeit, di quanta libertà ha bisogno la democrazia? E di quanto controllo?
In realtà, non risulterebbe una relazione tra minor protezione dei dati personali e minori livelli di criminalità, anzi: la Gran Bretagna, pur avendo controlli particolarmente penetranti, ha livelli di criminalità più alti di Paesi maggiormente rispettosi della privacy. In questo senso si troverebbe una conferma della teoria secondo cui anche la fiducia influisce sul comportamento, rendendo più responsabili, ed avrebbe effetti più a lungo termine. “Tit for tat” nella teoria dei giochi.
In conclusione, si aggiunge una cosa in cui io credo profondamente (e che credo sia uno dei punti di crisi del nostro Paese): alla base dello stato di diritto sta la fiducia reciproca.
La sfiducia dello Stato, invece, genera la sfiducia dei cittadini, in un circolo (potenzialmente) vizioso.

Aggiornamento
Intanto anche in Francia si discute di privacy.
Rodotà

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