Nuova decisione sul caso Peppermint

Il Tribunale di Roma ha rigettato il ricorso presentato dalla Peppermint volto ad ottenere l’esibizione da parte di Wind dei dati anagrafici necessari all’identificazione di (presunti) responsabili di violazioni del diritto d’autore.
La pronuncia fa seguito ad alcune ordinanze di senso contrario.
A parere dell’odierno giudicante l’art. 156 bis , L. 633/1941 non può trovare applicazione con riferimento alla richiesta di esibizione di dati che attengono a comunicazioni elettroniche, né di dati di traffico da queste prodotte in quanto la tutela della segretezza riservatezza, quale valore fondamentale della persona, prevale, nel giudizio di bilanciamento dei due diritti, sulla tutela del diritto d’autore.
A livello comunitario, il riferimento normativo è dato dagli artt. 8 e 9 della direttiva 2004/48/CE mentre a livello nazionale, a parere del Tribunale la tutela delle comunicazioni tra privati assurge a rango costituzionale ai sensi degli artt. 2 e 15 Cost. ed il divieto assoluto di trattamento può essere derogato solo per la tutela di valori di rango superiore e che attengano alla difesa di interessi della collettività ovvero alla protezione di sistemi informatici.

L’unica eccezione al divieto di trattamento è infatti rappresentata, secondo il Giudicante, dall’accertamento, dalla prevenzione e dalla repressione di illeciti penali di particolare gravità – art. 407, 2 co., lett.a), c.p.p. – e quelli in danno di sistemi informatici o telematici.