Yahoo si difende per l’arresto di Shi Tao

La madre di Shi Tao, ha agito in giudizio contro Yahoo!, per aver fornito alle autorità cinesi dati necessari all’arresto del figlio, attivista per i diritti civili.
Lo ha fatto intervenendo in un processo iniziato dalla World Organisation for Human Rights, nell’interesse di altri dissidenti cinesi, tra cui Wang Xiaoning.
L’accusa è di aver favorito la commissione di torture e abusi contro i dissidenti cinesi.
Yahoo! non nega di aver fornito informazioni utilizzate per l’individuazione e la condanna di Shi Tao:

la sua difesa è che Shi Tao e Wang “assunsero il rischio di subire un danno, quando scelsero Yahoo!China email e servizi correlati, per svolgere attività [la libera espressione del pensiero, l’impegno per la democrazia] che sapevano essere vietate dall’ordinamento cinese”, per cui la compagnia non aveva alcun dovere di tutelarli.
Nelle 51 pagine di memorie difensive si ripete inoltre quanto più volte affermato: che Yahoo! era obbligata dalle leggi cinesi e che le corti americane non hanno diritto di ingerirsi nella questione.
Tuttavia “Yahoo! esprime sentimenti di simpatia e vicinanza alle vittime e non intende giustificare la soppressione dei loro diritti e delle loro libertà

Condivido la replica di Morton Sklar, della World Organization for Human Rights: “anche se [fornire i dati degli utenti] fosse lecito in Cina, ciò non esenterebbe Yahoo! dal rispetto delle leggi americane e gli standard internazionali”

Recentemente, Microsoft, Yahoo!, e molti altri siti che forniscono servizi ai blogger, hanno firmato un patto col governo cinese. Secondo Reporter senza frontieresi tratta di fornire alla dittatura cinese nuovi nominativi ed a censurare ulteriormente i contenuti “indesiderati”.
Quelli che parlano di libertà, ad esempio.
Eppure…

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