Il sindaco senza veli


Il Sindaco non può disporre il divieto di usare il velo che copre il volto, impedendo perciò alle donne musulmane di indossare i tradizionali veli tipici, quali il burqua ed il chador
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Lo ha stabilito il Tar Friuli Venezia Giulia, con la sentenza n. 645 del 16 ottobre 2006, precisando che l’ordinanza sindacale non può interpretare il divieto di uso di caschi protettivi o di mezzi atti a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona previsto dall’art. 5, co. 1° della legge 152/1975, nel senso di includere tra tali mezzi anche l’uso del velo.
(Massima)

Sentenza

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Risulta poi indiscutibile l’assenza di una competenza generale del Sindaco in materia di pubblica sicurezza oltre alla rilevata impossibilità di ridurre l’ordinanza sindacale, che interpreta il divieto di uso di caschi protettivi o di mezzi atti a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona ex art. 5 primo comma della l. 152/1975 come espressamente riferibile al “velo che copre il volto”, a mera diffida al rispetto di una norma già esistente nell’ordinamento. E’ infatti evidente che, per questa fondamentale parte, la disposizione di legge richiamata viene ad essere indiscutibilmente novata: infatti all’ordine (di legge) di non usare mezzi atti a rendere difficile il riconoscimento della persona si sovrappone l’ordine (sindacale) di considerare tali – a prescindere da ogni altra interpretazione – anche i tradizionali veli tipici delle donne musulmane comprensivi di burqua e chador. E’ invece evidente, come già accennato, che a prescindere dai singoli casi concreti in cui ogni ufficiale di pubblica sicurezza è tenuto a valutare caso per caso se la norma di legge possa o meno ritenersi rispettata, un generale divieto di circolare in pubblico indossando tali tipi di coperture può derivare solo da una norma di legge che lo specifichi, il che è tra l’altro in linea con le implicazioni politiche di una simile decisione.

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Il settimo motivo è infine infondato perché l’interesse pubblico all’annullamento dell’ordinanza sindacale è chiaramente esplicitato, “anche al fine di evitare disorientamento e confusione in un quadro ordinamentale particolarmente complesso”.

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