Shi Tao farà causa a Yahoo

Si rafforzano le voci che circolano ormai da aprile.
Sembra che la causa si farà negli Stati Uniti, ma è ancora tutto molto vago: si parla addirittura dell’eventualità di una “class action“, cioè di una azione collettiva, da parte dei dissidenti cinesi arrestati. Naturalmente, è una questione enormemente delicata, per il timore di ritorsioni contro i detenuti e contro le loro famiglie.
L’iniziativa potrebbe trovare impulso già nei prossimi mesi.
La portavoce di Yahoo! A Hong Kong non ha ancora rilasciato dichiarazioni, ma la linea difensiva che sembra delinearsi è questa: le informazione riservate sulla posta elettronica di Shi Tao sono state fornite dalla sede cinese di Yahoo, che sarebbe stata “obbligata per legge” a collaborare così fattivamente con le autorità cinesi, e non dalla sede di Hong Kong, dove vige una legislazione che tutela maggiormente gli utenti.
Ho detto sin dall’inizio che, a mio avviso, Yahoo non può invocare una legge che viola i diritti umani. Di conseguenza io credo che ci siano buoni argomenti contro Yahoo, ovunque abbia tradito un giornalista, consegnandolo nelle mani di uno che Stato che non rispetta il diritto di parola e la dignità dei carcerati.
Shi Tao fu arrestato per aver parlato della censura e di piazza Tien Anmen. Anche questa causa sarebbe soprattutto un messaggio: mettere sotto processo Yahoo dimostrerebbe alle corporation e all’opinione pubblica che quando si tratta di diritti umani ci sono limiti invalicabili e non ci devono essere degli intoccabili.

L’appello di Amnesty per Shi Tao è qui.

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