Monthly Archiveagosto 2006
Senza Categoria 20 ago 2006 02:47 pm
Ong per il Libano cercasi
Vi segnalo un post, molto serio, di Surreale.
Conoscete ong disponibili a partecipare a progetti In Libano?
Technorati Tags: Israele, Libano, guerra, Unione Europea, war, ong,
cooperazione
Shi Tao 16 ago 2006 08:55 pm
La disinformazione e i blog: l’appuntamento mancato in Libano
Avvertenza: questo post fa riferimento ad immagini molto impressionanti: i link alle foto più raccapriccianti sono in fondo, separati dal testo.
Da una settimana almeno alcuni scandali hanno dimostrato la scarsa affidabilità dei mezzi di informazione nel descrivere la guerra in Libano.
Diverse immagini che hanno sconvolto il mondo si sono dimostrate manipolate o radicalmente false.
Reuters ha ammesso il proprio errore in almeno due distinti casi ed ha licenziato un fotoreporter che truccava le immagini con photoshop. E’ stato un blogger americano ad accorgersene e non l’agenzia, benchè si sia trattato di fatti ripetuti e di tecniche patetiche (un ghirigoro con il tasto clone?).
Più sottile la tecnica, ma più grave la calunnia qui (ripreso dal Corriere).
New York Times ha dato per morto durante un’incursione israeliana un ragazzo, salvo poi a dover ammettere che diverse foto nel medesimo contesto lo avevano ritratto più che reattivo ed ha quindi “ripiegato” definendolo un soccorritore ferito durante operazioni di recupero (per quanto si tratti di una versione più verosimile, è comunque lecito sospettare, guardando la foto incriminata, che si stesse fingendo morto).
A Qana non è tanto il decrescente numero ufficiale di vittime a far temere una manipolazione della realtà, quanto il sospetto che i cadaveri dei bambini siano stati spostati più volte per creare messe in scena utili alla propaganda (vedi link in fondo al post, se vuoi, ma considera che sono immagini molto impressionanti).
L’uomo con l’elmetto che abbiamo visto sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, disperato mentre urla con in braccio una piccola vittima, appare come un regista, che posiziona cadaveri e soccorritori, mentre istruisce i reporter. Potrebbero esserci spiegazioni alternative al suo comportamento, ma le circostanze sono così inquietanti che avrebbero meritato un approfondimento.
I pochi blog italiani che ne parlano sono una decina e, in generale, sono di destra o radicali o filoisraeliani o ammiratori di Pera e della Fallaci.
Non è un peccato lasciare la verità in mano a così poche (e non sempre commendevoli) persone?
Una cosa che mi inquieta particolarmente, a parte il problema di conoscere che cosa stia davvero accadendo in Medio Oriente, è la questione della “specificità” dei blogger come mezzo di informazione: troppo spesso ci incensiamo ricordando che i nostri blog non hanno padroni nè editori, come se questa fosse una garanzia di indipendenza. In realtà, temo, il silenzio su queste manipolazioni dimostra come i blog non possano essere più liberi di chi li scrive ed evidenzia il pericolo che i blogger siano imbrigliati, a volte, da spirito partigiano.
La falsità delle immagini di Reuter e New York Times è un fatto non più contestato neanche da chi le ha pubblicate ed è rilevante tanto più per chi, come capita spesso ai blogger, fa della corretta informazione una bandiera.
Perchè in Italia non se ne parla?
Certo siamo ad agosto e molti blog vanno a scartamento ridotto, però molti interventi si sono avuti per commentare le notizie di guerra, mentre pochi hanno additato la disinformazione.
Quando “fonte betulla” ha ammesso di aver fatto controinformazione, sostenendo di essersi sacrificato per il Paese contro la minaccia islamica (mentre era prezzolato dai servizi segreti deviati) un’ondata generale di disprezzo sembrava essersi levata contro di lui e contro i lettori della sua rivista che consideravano doveroso, a quanto pare, pagare per farsi raccontare il falso.
I blogger, come autori e come lettori, sono meno faziosi?
Purtroppo, secondo me, rischiamo di diventare semplicemente parte di un sistema malato: diceva George Orwell che “cambiare un’ortodossia per un’altra non è necessariamente un progresso. Il nemico è la mente del grammofono, si sia d’accordo o meno con il disco che suona in quel momento”.
I LINK SOTTOSTANTI CONTENGONO IMMAGINI PARTICOLARMENTE ANGOSCIOSE
Il filmato di “green helmet“, in cui il bambino viene esposto per i fotografi.
Accuse precise circolavano già il giorno dopo la strage e almeno dal 3 agosto erano reperibili in lingua italiana.
CASI MINORI O NON CONFERMATI
“Beirut in fiamme” è in realtà un mucchio di spazzatura(vedi qui in fondo, link già segnalato).
Technorati Tags: Israele, Libano, guerra, Unione Europea, war, disinformazione,
propaganda
Vecchio teologo 15 ago 2006 11:04 am
Israele nell’Unione Europea?
Voglio provare a proporre la mia “idea per risolvere il conflitto in Israele”.
Certo non è neanche tanto facile da digerire. Dopotutto, nel nocciolo, è un’idea di Pannella. Sia chiaro però che il post è grandemente infarcito di valutazioni personali e non intende rappresentare le opinioni dei radicali, ma ne prende solo lo spunto.
Mi pare sia utile discuterne. Pannella propone da tempo di permettere l’ingresso di Israele e territori occupati nella Comunità Europea.
Ha anche lanciato un’azione non violenta (ecco il link per sottoscrivere l’appello).
Suona forte, ma ecco i motivi, per cui mi pare che quest’idea vada presa in considerazione.
L’attuale stallo del conflitto israelo-palestinese
Dal punto di vista israeliano, la cessione di territori sembra portare a sempre nuove ondate di revanchismo ed instabilità (lo stesso abbandono del Libano di sei anni fa ne è la prova) e nutre le aspirazioni di chi spera, un pezzo alla volta, di buttare tutti gli Israeliani a mare.
Dal punto di vista palestinese, le cessioni non sono sufficienti, non permettono un pieno ristoro, soprattutto per il ritorno dei profughi in patria, non elimina le discriminazioni interne allo stato israeliano.
E’ difficile, poi, col sistema “Due popoli due Stati” pensare ad una soluzione soddisfacente per Gerusalemme.
Pannella – se ho capito bene – propone allora di alzare la posta in gioco su due fronti.
1)Aumentare l’integrazione europea, per superare il concetto attuale che vede l’Unione come una coalizione di stati spesso sospettose le une delle altre e recalcitranti quando si tratta di cedere alle istituzioni comunitarie poteri e porzioni di sovranità nazionale.
Un’unione veramente coesa, aggiungo io, potrebbe non essere affatto un mostro accentratore e burocratico, ma al contrario esaltare le differenze e tutelarle meglio: non sarebbero più minoranze – per dire – gli altoatesini di lingua tedesca, perchè non sarebbero più posti a confronto con la “grande” comunità di italiani di lingua italiana, ma sarebbe uno dei tantissimi gruppi che arricchiscono la vita culturale di una comunità che conta centinaia di milioni di individui ed una moltitudine di comunità nazionali, linguistiche, religiose spesso frammentate in gruppi anche assai minuscoli.
Nel contesto europeo, nessuna lingua e nessuna etnia è maggioritaria ed il rispetto per l’identità culturale di tutti i gruppi è uno dei dati qualificanti e di maggior impatto nella politica dell’Unione.
2) In un simile contesto, l’ingresso di dei territori israeliani e palestinesi permetterebbe il superamento del concetto “due Popoli due Stati”, favorendo la convivenza di gruppi religiosi e linguistici sullo stesso territorio.
Permetterebbe di ridurre i contrasti frontali tra le diverse fazioni, che non dovrebbero più “vedersela fra loro”, ma affrontare dibattiti in un contesto ben più largo di quello regionale, fino al punto di doversi coalizzare (basti pensare agli investimenti comunitari per la creazione di infrastrutture necessariamente comuni a chi convive in un’unica area, come le strade, ma anche le dighe…).
Nello stesso tempo la cessione di sovranità imporrebbe ad entrambi di rispettare le decisioni prese dalla Comunità.
Ragioni che renderebbero meno improbabile un risultato positivo.
Le ragioni etiche sono quelle che hanno meno mordente, ma questo è un blog moralista e io credo che senza un forte convincimento ideale, un’Unione non possa che dirsi contingente e – quindi – debole.
Per me La comunità (benchè in origine fosse Comunità europea del carbone e dell’acciaio) nasce per la pace come necessità morale sopra a tutto.
L’impegno in Medio Oriente non sarebbe che la naturale conseguenza della vocazione dell’Unione a pacificare aree che hanno subito un conflitto (così è stato per la seconda guerra mondiale e così sta tentando di fare ora nei Balcani)
Ho già scritto che come Europei abbiamo un debito di gratitudine verso i Popoli del Medio Oriente e abbiamo anche un patrimonio culturale comune da cui deriva la necessità stringente di un dialogo continuo , per permettere un autentico e pieno sviluppo delle nostre -della nostra- civiltà.
Sul piano pragmatico – o egoistico, se volete – in un certo senso non dovrebbe neanche esserci bisogno di parlarne: la storia del mondo è una storia forgiata anche dalle guerre: i Popoli del passato si sono massacrati per rapinarsi a vicenda, anche perchè un territorio angusto non permette un pieno sviluppo.Noi oggi con la Comunità Europea allarghiamo i nostri confini, le nostre ricchezze, la nostra forza e le nostre risorse mediante accordi pacifici, volti al benessere comune. Perchè mai una guerra che costa molte vite e molti soldi dovrebbe valere più di un accordo pacifico? Oltre agli aspetti morali, una scelta condivisa è più stabile e sul lungo periodo assai più remunerativa. Se l’Europa conta alcuni tra gli Stati più ricchi al mondo ciò si deve in buona parte all’esistenza della Comunità.
Criticare l’Unione è quasi uno luogo comune a livello europeo. Lo scetticismo trova ampi consensi (anche perchè è più facile essere scettici che essere costruttivi, credo).
Certo l’Unione non ha reso il mondo un paradiso, ma sarebbe davvero andata meglio se l’Unione non ci fosse stata? Si dimentica troppo spesso il contesto di due guerre mondiali e di conflitti infiniti in Europa ai quali la comunità ha posto fine.
Alla ricerca di risultati sempre migliori, dimentichiamo le basi di pace cui ha condotto la Comunità in una delle aree più popolose al mondo.
Certo ci sono anche stati degli errori e persino casi di corruzione, ma certo nel complesso la classe dirigente comunitaria ha dato uno spettacolo assai più edificante di molte esperienze nazionali.
E’ vero anche che la Comunità costa molto. Dopo tutto è un investimento costante e quindi implica rinunciare a qualcosa oggi, per avere qualcosa domani. Quel qualcosa a volte significa rimanere solo a galla, ma va detto che il più delle volte l’alternativa è affogare.
Mentre molte nazioni e molte forze cercano di creare un egemonico controllo sul Medio Oriente, l’Europa potrebbe fare un’offerta di alto valore morale, ma anche gravida di grandi e vantaggiose implicazioni, se riuscisse a far fruttare un simile investimento.
Le strade sono aperte da tempo e forse passano per la Turchia.
Sì, quel grande Stato islamico moderato che ha ancora grossi problemi con i diritti umani e la lotta al terrorismo, ma che rappresenta anche una realtà di sempre maggior impatto nella regione, che ha un sistema politico molto vicino ai nostri standard, che fa grandi affari con Israele, e che vuole entrare in Europa. La Turchia che potrebbe essere tra i Paesi che maggiormente contribuiranno alla forza di pace (se si riuscirà ad inviarla in Libano) e che potrebbe definitivamente dimostrare come l’Europa non ha i sentimenti antiislamici (di cui talvolta viene accusata nel mondo arabo) ed ha anzi una genuina vocazione multiculturale e multietnica.
La Turchia è uno Stato vicino geograficamente e politicamente all’Unione, ma anche ad Israele e nello stesso tempo è uno stato islamico. Ha inoltre per geografia e cultura, la vocazione ad essere un ponte tra i continenti. Sarebbe anche disposto, a quanto pare, a fare un grosso sacrificio sul piano militare nel contesto mediorientale e ne ha, si dice,la capacità e la forza.
Il suo ingresso nell’Ue potrebbe rappresentare un momento di crescita per la Turchia, da un punto di vista dei diritti umani, ma anche una grande lezione umana e culturale per gli altri Stati Membri.
Il “ritorno di immagine” ed il significato sul piano diplomatico e strategico sarebbero immensi e non a caso tra i più scettici all’idea sono… gli USA.
Sarebbe un ritorno enorme anche sul piano interno e basta pensare alle rivolte della scorsa estate in Francia per vedere quanto abbiamo bisogno di dimostrare che i nostri Paesi non hanno un’impronta razzista.
Su questo punto, devo dire che l’importanza della Turchia per l’ingresso di Israele è una mia personale opinione, diversa dalla posizione radicale, che chiede invece un immediato ingresso di Israele come vettore per l’ingresso di altri Stati mediterranei (Turchia compresa).
I rischi
I rischi, naturalmente sarebbero grandi quanto le speranze: un allargamento del conflitto, il fatto stesso che una Comunità che è nata in pace e PER la pace si trovi ad affrontare una guerra, con tutto quello che ne deriva anche sul piano economico politico giuridico e psicologico: addirittura peggio dell’effetto 11 settembre e dell’arretramento di civiltà che ne è derivato (per carità di Patria mi limito a citare i voli segreti della Cia in Europa).
Il pericolo che il conflitto, magari nella forma di una recrudescenza terroristica, si allarghi al resto del territorio comunitario è forse l’aspetto più inquietante.
Le spese spaventosamente grandi (la pace come la guerra è anche tanto una questione di soldi!) potrebbero essere difficili da affrontare ed ancor più da far digerire ai cittadini europei, fino al rischio di un collasso economico e politico del sistemadell’Unione.
Ci sarebbe anche lo spettro dello schock di un fallimento e del tradimento (a quel punto questo sarebbe certamente) consistente nel “ritiro” dell’Europa dagli stati mediorientali.
In breve:
L’Europa ha bisogno di un Medio Oriente stabile ed amico. La soluzione migliore potrebbe essere l’ingresso di Israele nella comunità Europea.
Credo – ed è un’opinione del tutto personale – che il primo passo sarebbe una fattiva collaborazione che permetta al più presto l’ingresso della Turchia in Europa.
Technorati Tags: Israele, Libano, guerra, Unione Europea, war, Satyagraha
Senza Categoria 14 ago 2006 04:29 pm
Presidente, ci parli e ci ascolti, per favore!
Il presidente iraniano Ahmadinejad ha aperto un blog.
Teoricamente è disponibile anche una versione in inglese e una in francese, ma non mi riesce di accedere.
I contenuti comunque non sembrano molto incoraggianti: a parte un legittimo lungo post autobiografico, il Presidente chiede ai suoi lettori di dire se secondo loro gli Usa (definito grande satana) ed Israele vogliano, con la guerra al Libano “premere il grilletto per una nuova guerra mondiale”.
Speriamo comunque che la scelta di comunicare attraverso un blog sia un’apertura.
Sembra che dia la possibilità di lasciare commenti.
Pensavo di invitare il Presidente a mettere il banner di Amnesty contro la censura, ma non vorrei che l’invito fosse preso per una provocazione.
Tutto al contrario, il mio augurio, come sempre, è la pace per l’Iran e per il Medio Oriente.
Campo di cocomeri &Schroeder &Snoopy avvocato 05 ago 2006 01:30 pm
Il blog chiude qualche giorno
La cosa mi rende felicissima!
Grazie a Daniele e a 
Vi lascio con una delle mie canzoni preferite.
Radio blog è un servizio molto carino, per usufruirne basta una veloce iscrizione e ha una buona collezione di musica.
Per usarlo sul proprio sito è però necessaria una licenza creative commons non commercial share alike.
Per avere questa licenza basta andare qui.
Che cosa siano le creative commons avevo cercato di spiegarlo qui.
Shi Tao 04 ago 2006 08:29 pm
Amnesty e la censura
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Sul blog comparirà un’immagine che si aggiorna automaticamente, riportando frasi di siti censurati illegittimamente.