Il diritto alla salute per i cittadini dell’Unione

Per poter rifiutare ad un paziente l’autorizzazione a farsi curare all’estero a causa del tempo di attesa per un trattamento ospedaliero nello Stato di residenza, il Servizio sanitario deve stabilire che tale tempo di attesa non ecceda il tempo accettabile sotto il profilo medico tenuto conto dello stato di salute e dei bisogni clinici dell’interessato.

Lo ha stabilito la Corte di Giustizia, con la sentenza 16 maggio 2006 (C‑372/04), precisando che il paziente che che ha subito un rifiuto di autorizzazione all’estero infondato, è legittimato all’assunzione da parte dell’istituzione competente del costo del trattamento secondo le disposizioni della legislazione dello Stato del trattamento, come se egli fosse appartenente a quest’ultimo.

Vedi anche questi precedenti.

Già da tempo si parla dei riflessi della Comunità Europea sul diritto di essere curati meglio, prima e in modo meno costoso.

Un aspetto è che la libera circolazione permette l’arrivo di liberi professionisti stranieri, con conseguente abbassamento dei prezzi negli altri stati membri.

C’è poi un altro effetto: una inedita forma di “turismo”, dato da persone che si fanno curare all’estero, per ridurre i costi ed i tempi d’attesa.

Il loro numero va aumentando, al punto che i loro spostamenti sono di interesse commerciale anche indirettamente. Ryanair, per dire, dedica loro un articolo sul suo giornaletto.

Spesso si tratta di cure dentistiche o di altri interventi che richiedono una pluralità di sedute. Nonostante il costo e i disagi del viaggio, pare che per molti valga davvero la pena. Tra l’altro in paesi come la Polonia sembra siano in aumento le cliniche che si rivolgono ai pazienti stranieri e che offrono occasioni di svago per rendere più piacevole il soggiorno, oltre a garantire personale di lingua italiana.

Questo fenomeno delle cure oltre confine – quando sono volte a sopperire ai ritardi del servizio sanitario nazionale – trova una valorizzazione e una fonte di ulteriore sviluppo da questa nuova sentenza della Corte di Giustizia, che sancisce il diritto di essere curati in un altro Stato comunitario, almeno parzialmente a spese del sistema sanitario nazionale, quando le cure di cui si ha bisogno non possano essere fornite in tempi ragionevoli nel proprio Paese.