La disinformazione e i blog: l’appuntamento mancato in Libano

Avvertenza: questo post fa riferimento ad immagini molto impressionanti: i link alle foto più raccapriccianti sono in fondo, separati dal testo.

Da una settimana almeno alcuni scandali hanno dimostrato la scarsa affidabilità dei mezzi di informazione nel descrivere la guerra in Libano.
Diverse immagini che hanno sconvolto il mondo si sono dimostrate manipolate o radicalmente false.
Reuters ha ammesso il proprio errore in almeno due distinti casi ed ha licenziato un fotoreporter che truccava le immagini con photoshop. E’ stato un blogger americano ad accorgersene e non l’agenzia, benchè si sia trattato di fatti ripetuti e di tecniche patetiche (un ghirigoro con il tasto clone?).
Più sottile la tecnica, ma più grave la calunnia qui (ripreso dal Corriere).
New York Times ha dato per morto durante un’incursione israeliana un ragazzo, salvo poi a dover ammettere che diverse foto nel medesimo contesto lo avevano ritratto più che reattivo ed ha quindi “ripiegato” definendolo un soccorritore ferito durante operazioni di recupero (per quanto si tratti di una versione più verosimile, è comunque lecito sospettare, guardando la foto incriminata, che si stesse fingendo morto).
A Qana non è tanto il decrescente numero ufficiale di vittime a far temere una manipolazione della realtà, quanto il sospetto che i cadaveri dei bambini siano stati spostati più volte per creare messe in scena utili alla propaganda (vedi link in fondo al post, se vuoi, ma considera che sono immagini molto impressionanti).
L’uomo con l’elmetto che abbiamo visto sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, disperato mentre urla con in braccio una piccola vittima, appare come un regista, che posiziona cadaveri e soccorritori, mentre istruisce i reporter. Potrebbero esserci spiegazioni alternative al suo comportamento, ma le circostanze sono così inquietanti che avrebbero meritato un approfondimento.

I pochi blog italiani che ne parlano sono una decina e, in generale, sono di destra o radicali o filoisraeliani o ammiratori di Pera e della Fallaci.
Non è un peccato lasciare la verità in mano a così poche (e non sempre commendevoli) persone?

Una cosa che mi inquieta particolarmente, a parte il problema di conoscere che cosa stia davvero accadendo in Medio Oriente, è la questione della “specificità” dei blogger come mezzo di informazione: troppo spesso ci incensiamo ricordando che i nostri blog non hanno padroni nè editori, come se questa fosse una garanzia di indipendenza. In realtà, temo, il silenzio su queste manipolazioni dimostra come i blog non possano essere più liberi di chi li scrive ed evidenzia il pericolo che i blogger siano imbrigliati, a volte, da spirito partigiano.
La falsità delle immagini di Reuter e New York Times è un fatto non più contestato neanche da chi le ha pubblicate ed è rilevante tanto più per chi, come capita spesso ai blogger, fa della corretta informazione una bandiera.
Perchè in Italia non se ne parla?
Certo siamo ad agosto e molti blog vanno a scartamento ridotto, però molti interventi si sono avuti per commentare le notizie di guerra, mentre pochi hanno additato la disinformazione.
Quando “fonte betulla” ha ammesso di aver fatto controinformazione, sostenendo di essersi sacrificato per il Paese contro la minaccia islamica (mentre era prezzolato dai servizi segreti deviati) un’ondata generale di disprezzo sembrava essersi levata contro di lui e contro i lettori della sua rivista che consideravano doveroso, a quanto pare, pagare per farsi raccontare il falso.
I blogger, come autori e come lettori, sono meno faziosi?
Purtroppo, secondo me, rischiamo di diventare semplicemente parte di un sistema malato: diceva George Orwell che “cambiare un’ortodossia per un’altra non è necessariamente un progresso. Il nemico è la mente del grammofono, si sia d’accordo o meno con il disco che suona in quel momento”.

I LINK SOTTOSTANTI CONTENGONO IMMAGINI PARTICOLARMENTE ANGOSCIOSE

Il filmato di “green helmet“, in cui il bambino viene esposto per i fotografi.
Accuse precise circolavano già il giorno dopo la strage e almeno dal 3 agosto erano reperibili in lingua italiana.

CASI MINORI O NON CONFERMATI

Beirut in fiamme” è in realtà un mucchio di spazzatura(vedi qui in fondo, link già segnalato).

Sospetta propaganda religiosa

Duplicazione di eventi.

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