Dolce libertà

In Israele una blogger si è suicidata.
A quanto sembra, i toni del suo blog e dei commenti che riceveva erano a volte molto aggressivi e sono andati peggiorando negli ultimi tempi, tanto che il portale che la ospitava aveva chiuso il suo blog, poi riaperto in un altro sito.

E’ un caso forse fuori dal comune, perchè si trattava di una ragazza che aveva usato internet per denunciare gravi abusi subiti dal padre, ma restano i problemi di fondo: i limiti da porre sia agli autori che ai commentatori, la necessità di considerare che internet è accessibile a moltissimi e quindi anche a persone più fragili e suggestionabili – siamo tutti più fragili e suggestionabili, qualche volta.

L’articolo presenta casi di altri blogger indotti a smettere di scrivere per le reazioni che ricevevano o perchè “dici qualcosa e nessuno risponde, allora lo ripeti più forte. All’improvviso capisci che tutti vogliono dire la loro, ma nessuno vuole ascoltare. La blogosfera è una versione estrema del mondo reale ed è un luogo terribilmente violento e pericoloso“.

Probabilmente è un atteggiamneto eccessivo. Ma come autori, la tentazione di “dire più forte” può esistere, anche perchè sovente paga bene: dipende da che “ambiente” della rete si preferisce frequentare. E’ anche vero che molti di quelli che scrivono blog subiscono attacchi assurdamente aggressivi, di quelli che nella vita di tutti i giorni raramente capita di vedere.

Penso sia importante rivendicare il proprio diritto a parlare liberamente, ma i limiti alla libertà di espressione posti dalla legge in via generale ed applicati anche alla rete sono in parte il frutto di esperienze secolari sulle degenerazioni cui può condurre un uso sregolato delle parole.

Non offendere e non offenderti troppo facilmente” era un’ottima direttiva e forse funzionerebbe se in rete ci fossero solo persone razionali ed emotivamente stabili, ma ci sono anche gli attaccabrighe, gli oziosi e quelli che non sanno affrontare l’ostilità.

Se non si accetta questo dato di fatto e si pretende un sistema più “allegro”, si rischia di confondere la spensieratezza con la mancanza di compassione e di rispetto.

Purtroppo, la libertà ha bisogno di regole.