Vecchio teologo 06 giu 2006 09:29 pm
44 gatti
[Il] babbo che allattava una bambina sconosciuta con una ex bottiglia di gazzosa per biberon, [...al] nonno Beniamino invece ispirò il discorso per la mishmarah che precedette il matrimonio dei miei genitori.
Quel discorso fece epoca e, come un sasso gettato in uno stagno, sollevò onde sonore che rimbalzarono echeggiando ben oltre la strettissima cerchia dei parenti e degli amici più intimi riuniti in ascolto. Il nonno infatti non si limitò a disquisire del matrimonio visto come prima ed elementare forma di aggregazione sociale, né gli parve sufficiente dare enfasi all’amore coniugale, che all’interno della coppia funge da amalgama fra due solitudini. Prendendo l’avvio dalla coppia che lì veniva festeggiata, egli puntò il dito sulle innumerevoli solitudini presenti in un mondo dove guerre e sconvolgimenti politici avevano di recente inferto ferite che stentavano a rimarginarsi, e sul dovere di chi in un simile mondo ancora sapeva amare, di dar vita a nuove forme d’amore sempre nuove e tali da compensare ogni solitudine. Come Mordekhai, zio di Ester, che in tutta la Babilonia non riuscendo a trovare una balia per la nipote rimasta orfana, se la mise al petto e l’allattò lui stesso. Questa storia il nonno l’aveva presa dal Midrash Rabbah, dove è anche scritto che quando un certo maestro la narrava, chiunque lo ascoltasse si metteva a ridere. Egli ebbe maggior fortuna dato che i suoi ascoltatori non ignoravano l’episodio del babbo con Anja sul treno per Batum, ma non credo che qualche risata l’avrebbe offeso, e anzi penso ce l’avesse messa nel conto, se addirittura non aveva inteso suscitarla.
Nel testo del discorso, che ho qui sotto gli occhi, lasciando intendere che neanche gli uomini hanno il diritto di esimarsi dal dovere dell’allattamento, il nonno precisa con tono divertito che la Mishnah considera il loro latte cashèr quanto quello delle donne. Non contento, arriva ad avanzare l’ipotesi che per farsi venire il latte il dignitosissimo, l’aristocratico il virilissimo Mordekhai che nel Libro di Ester eroicamente salva il popolo ebraico dall’annientamento, si sia comportato alla maniera di certi gatti randagi, che in caso di malattia o di morte della femmina, accolgono al seno i piccoli guidandoli verso le proprie mammelle atrofizzate dal disuso. Perchè meravigliarsene? Che delle mammelle atrofizzate tornino in vita, fa parte dei naturali fenomeni insiti in quel massimo miracolo che è la vita stessa, e altrettanto può dirsi della determinazione a vivere da parte dei piccoli, che devono succhiare a lungo prima di ottenere un po’ di nutrimento. Ma se i piccoli sono mossi da un invincibile istinto vitale, solo la disponibilità e l’amore più assoluti possono far sopportare al gatto il doloroso assalto delle loro boccucce fameliche. E allora il nonno si chiede se non sia strano che una simile capacità di amare e di darsi, che la comune retorica vorrebbe peculiare degli individui religiosi, venga dal midrash attribuita a Mordekhai, che per quanto aristocratico, intelligente, eroico, è pur sempre l’assimilato e non pare eccessivamente devoto protagonista del Libro di Ester, dove il nome di Dio non compare mai.
Il bello del discorso arriva a questo punto, dove argutamente il nonno fa notare che l’intera storia sembra meno strana, se si tiene conto del fatto che difficilmente i gatti pensano a Dio, almeno per quanto se ne sa, e se la si considera alla luce di quello che è il primo dovere di ogni ebreo a Kippur: fare un esame di coscienza per vedere se ha ben saldato tutti i propri conti, se è stato capace di amare il proprio prossimo come la Torah comanda. In caso contrario, digiuni e preghiere sono inutili: Dio non ne tiene conto perché l’amore per Lui passa attraverso l’amore per le Sue creature. Ma com’è che la Torah comanda di amare Dio? La risposta conclusiva rimanda allo Shemà, che invita ad amarlo col molto di noi stessi, e cioè perfino ridestando ghiandole atrofizzate, il che equivale a dire: estraendo amore e dedizione anche dalle più riposte e insospettate cellule del cuore.
Giacoma Limentani, Dentro la D
on 07 giu 2006 at 09:37 1.surreale said …
:’)