Monthly Archivegiugno 2006



Woodstock 30 giu 2006 02:41 pm

Secondo me ieri il papa

guardava La7.

Sicchè una cosa in comune ce l’abbiamo pure.

Senza Categoria 30 giu 2006 10:45 am

Questo blog

potrebbe comparire e scomparire nei prossimi giorni.

Capita.

Senza Categoria 29 giu 2006 05:22 pm

La guerra delle parole

Il “colono” rapito ieri è oggi il “diciottenne colono” ucciso, secondo i giornali e i telegiornali italiani che ho sentito.

Per Haaretz era, più semplicemente, un ragazzo, “teen”.

Snoopy avvocato 28 giu 2006 03:19 pm

Dolce libertà

In Israele una blogger si è suicidata.
A quanto sembra, i toni del suo blog e dei commenti che riceveva erano a volte molto aggressivi e sono andati peggiorando negli ultimi tempi, tanto che il portale che la ospitava aveva chiuso il suo blog, poi riaperto in un altro sito.

E’ un caso forse fuori dal comune, perchè si trattava di una ragazza che aveva usato internet per denunciare gravi abusi subiti dal padre, ma restano i problemi di fondo: i limiti da porre sia agli autori che ai commentatori, la necessità di considerare che internet è accessibile a moltissimi e quindi anche a persone più fragili e suggestionabili – siamo tutti più fragili e suggestionabili, qualche volta.

L’articolo presenta casi di altri blogger indotti a smettere di scrivere per le reazioni che ricevevano o perchè “dici qualcosa e nessuno risponde, allora lo ripeti più forte. All’improvviso capisci che tutti vogliono dire la loro, ma nessuno vuole ascoltare. La blogosfera è una versione estrema del mondo reale ed è un luogo terribilmente violento e pericoloso“.

Probabilmente è un atteggiamneto eccessivo. Ma come autori, la tentazione di “dire più forte” può esistere, anche perchè sovente paga bene: dipende da che “ambiente” della rete si preferisce frequentare. E’ anche vero che molti di quelli che scrivono blog subiscono attacchi assurdamente aggressivi, di quelli che nella vita di tutti i giorni raramente capita di vedere.

Penso sia importante rivendicare il proprio diritto a parlare liberamente, ma i limiti alla libertà di espressione posti dalla legge in via generale ed applicati anche alla rete sono in parte il frutto di esperienze secolari sulle degenerazioni cui può condurre un uso sregolato delle parole.

Non offendere e non offenderti troppo facilmente” era un’ottima direttiva e forse funzionerebbe se in rete ci fossero solo persone razionali ed emotivamente stabili, ma ci sono anche gli attaccabrighe, gli oziosi e quelli che non sanno affrontare l’ostilità.

Se non si accetta questo dato di fatto e si pretende un sistema più “allegro”, si rischia di confondere la spensieratezza con la mancanza di compassione e di rispetto.

Purtroppo, la libertà ha bisogno di regole.

Shi Tao 28 giu 2006 01:56 pm

Rodotà e la democrazia in rete

La democrazia elettronica si coglie nel modo stesso in cui la rete si sviluppa e si struttura, in primo luogo come luogo di produzione e diffusione di conoscenza, di una conversazione continua e senza frontiere, di una testimonianza immediatamente percepibile di diversità, e per ciò di quella continua esposizione alle opinioni degli altri nella quale si coglie la radice della moderna laicità e, in questo senso, della stessa democrazia. Ad esempio, i blogs e i video blogs determinano un decentramento della produzione di contenuti e immagini che non costruisce però una sfera diversa e separata, appunto la “blogsfera”, ma ridefinisce il modo di stare in rete, contribuendo alla sua complessiva democratizzazione.

[...]

Non può esservi una e-democracy che non sia fondata su una e-inclusion. Considerate dal punto di vista del cittadino, le tecnologie elettroniche propongono una diversa misura del mondo. Ma non perché propongano rotture e discontinuità radicali. Si manifestano, invece, soprattutto attraverso l’integrazione tra diversi mezzi e tra diverse dimensioni dell’agire sociale e politico.

Lo sguardo, tuttavia, non può essere rivolto solo a questi promettenti sviluppi. Spesso ai cittadini viene promesso un futuro pieno di efficienza amministrativa e occultato un presente in cui si moltiplicano gli strumenti di un controllo sempre più invasivo e capillare. Sembra quasi che si stiano costruendo due mondi non comunicanti, e che l’e-government, l’amministrazione elettronica, possa evolversi senza tener conto della contemporanea compressione di diritti individuali e collettivi, motivata con esigenze di efficienza o di sicurezza.

La “resa democratica” delle tecnologie dev’essere misurata considerando l’insieme dei loro effetti sociali. Altrimenti pure l’efficienza può essere vittima della schizofrenia istituzionale. La presenza del cittadino nei processi di e-government, utilizzando per via elettronica servizi offerti dal comune o intervenendo in procedure pubbliche, è sempre accompagnata da registrazioni dei suoi dati. Ma questi come saranno utilizzati? Verranno cancellati, serviranno per costruire profili di cittadini attivi o liste di “attivisti” da tenere sotto controllo? Senza certezze su questo punto, si rischia di disincentivare la partecipazione, perché il cittadino potrebbe astenersi dal cogliere le nuove opportunità proprio per allontanarne da sé le possibili conseguenze indesiderate. Non si può costruire una partecipazione separata da un rigoroso rispetto di tutti i diritti dei partecipanti. Non è possibile separare la questione dell’e-government da quella dell’e-democracy.

Una democrazia a due velocità può divenire una tragica caricatura della democrazia. Non si può accettare, allo stesso tempo, il rafforzamento del cittadino nella dimensione locale e la trasformazione della persona in una entità perennemente controllata, fino a mutare il suo corpo in funzione dei tipi di controllo ai quali si vuole sottoporlo. Non si può, in nome dell’efficienza, modellare il rapporto tra le amministrazioni e i loro cittadini adottando il solo criterio della “soddisfazione del consumatore” o seguendo la via pericolosa di grandi collegamento tra le banche dati in mano pubblica. Non si possono far prevalere in Internet le logiche puramente di mercato, deprimendo appunto le utilizzazioni “civiche” e facendo nascere vecchie e nuove forme di censura. Non si può recintare la conoscenza, attribuendo un primato a superate logiche proprietarie. Non si può, in definitiva, far sì che le tecnologie del controllo oscurino quelle della libertà.

[...]

La traccia da seguire non è certo quella delle impossibili restaurazioni della sovranità nazionali. Ma un mondo senza centro non equivale a un mondo senza regole, che vanno invece costruite pazientemente per approdare ad una “Costituzione per Internet”. Un traguardo difficile, ma una utopia necessaria in un mondo nel quale l’apparenza della distribuzione e della dispersione dei poteri non può farci ignorare le leggi ferree che grandi poteri politici ed economici continuano ad imporre a tutti.

Senza Categoria 27 giu 2006 05:10 pm

I voli segreti della CIA: il Consiglio d’Europa denuncia la violazione dei diritti umani

Dal Consiglio d’Europa arriva un atto d’accusa formale alla pratica statunitense delle ‘extraordinary rendition’, ovvero il trasferimento e gli interrogatori, di cui alcuni paesi europei erano a conoscenza, di persone sospettate di terrorismo.

L’assemblea dell’organizzazione europea, con sede a Strasburgo, ha infatti approvato il rapporto Marty sui voli segreti della Cia con una larga maggioranza [...]

Agenti dei servizi nazionali europei - ha spiegato il relatore, lo svizzero Dick Marty – hanno collaborato a delle consegne e a dei trasferimenti di persone sospettate di terrorismo, è provato”. Il rapporto cita 14 paesi europei per il loro coinvolgimento nei voli segreti della Cia e, nel caso di Polonia e Romania, per aver ospitato dei centri di detenzione clandestini.

Sette di questi paesi (Italia, Svezia, Bosnia-Herzegovina, Regno Unito, Macedonia, Germania e Turchia) sono accusati di ”violazioni dei diritti dell’uomo” nel corso dei trasferimenti illegali. Altri sette paesi sono invece citati per “collusione” (Polonia, Romania, Spagna, Cipro, Irlanda, Portogallo e Grecia).
[...]

Senza Categoria 27 giu 2006 10:30 am

E comunque la sinistra è divisa

Ora proveranno a farmi fuori. Già li sento quelli dell’Udc e quelli di An. Ma se l’intesa tra noi e la Lega rimane salda, cosa possono fare? Niente. Senza di noi, dove vanno?

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