Crimini contro l’umanità


Il carcere di Abu Ghraib, quello
dell’incapucciato o dei prigionieri con il guinzaglio, non è il più duro di Bagdad: c’è di peggio nei pressi dell’aeroporto della capitale irachena. Lo scrive oggi il New York Times.
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Capire se nella ‘Black Room‘ viene praticata o meno la tortura è ovviamente impossibile vista la segretezza che circonda il carcere, ma il sospetto: alcuni componenti della Forza Speciale sono stati scartati per avere commesso una serie di abusi non da poco.
Fatto sta che un cartello messo dai militari nell’area di detenzione recita “No Blood, no Foul”, cioè niente sangue, nessuna irregolarità, cioè che occorre evitare di far sanguinare i detenuti o chi viene interrogato, così non hanno modo di fare ricorso.

Gli interrogatori non sono una passeggiata: i detenuti vengono picchiati con il calcio del fucile, e non di rado i militari urlano e sputano loro addosso per farli parlare, secondo una fonte militare che ne ha parlato al quotidiano.

Inoltre, contrariamente a quanto succede nelle altre carceri militari americane, la Croce Rossa non ha accesso [ciò costituisce di per sè una grave violazione delle Convenzioni di Ginevra].

Il New York Times scrive inoltre che le rivelazioni sul carcere segreto dell’aeroporto vanno ad aggiungersi “alle rigide pratiche di interrogatori nelle prigioni militari dell’Afghanistan e di Guantanamo, come anche ai centri segreti di detenzione che la Cia possiede nel mondo”.

Questi crimini non si prescrivono facilmente e un numero altissimo di Paesi, compresa l’Italia, si riconosco la giurisdizione per condannare i colpevoli.
Io continuo a pensare che se questa gente vive ancora un po’, alla fine pagherà almeno una parte delle proprie colpe.
Anche Milosevich e Pinochet si credevano intoccabili e alla fine non hanno fatto una vecchiaia tranquilla.