In Cina oscurata Wikipedia


I GIOVANI cinesi che la usavano per preparare i compiti in classe, gli esami e le tesi di laurea, hanno perso la loro finestra sul mondo. Il governo ha oscurato definitivamente Wikipedia, bloccando l’accesso alla più celebre enciclopedia universale su Internet. Tra i 225 milioni di vocaboli che contiene ci sono troppe definizioni scomode: Tienanmen 1989 e democrazia, Tibet e repressione. Il regime cinese ha paura delle parole, su Wikipedia la parola non si può controllare. A cinque anni dalla sua creazione, tradotto in cento lingue, il dizionario enciclopedico consultato in ogni istante da milioni di persone su tutto il pianeta è un prodotto della libertà. Nasce come un testo “aperto”, le sue definizioni vengono assemblate, corrette, aggiornate continuamente dal contributo spontaneo e gratuito della collettività dei lettori. Non è un sito politico, non vuole fare opinione, non è nulla di più che un giacimento di vocaboli e di spiegazioni, accessibili con un clic sulla tastiera del computer. Ma per Pechino proprio questo era diventato una minaccia. Ora ad ogni ricerca di un termine su Wikipedia, fosse anche il più banale, per chi sta in Cina il sito non risponde più: schermo vuoto, “non disponibile per ragioni tecniche”.
[…]
Oltre alle tecnologie avanzate la censura cinese usa anche metodi più tradizionali. Una volta al mese la direttrice dell’Ufficio di Informazione, signora Wang Hui, convoca nella sua sala riunioni i dirigenti dei maggiori siti Internet a cui espone le direttive del governo, precisando quali notizie si possono dare e quali no. Alla riunione partecipano anche i rappresentanti dei siti stranieri che operano in Cina, come Yahoo, che prendono nota delle direttive.

Dopo i casi di Anti e di Shi Tao, Repubblica conclude così:

Credevamo che Internet potesse esportare le nostre libertà a Pechino e Shanghai. A giudicare dal caso della Microsoft che ha applicato la giurisdizione cinese in America, sembra quasi che possa succedere il contrario.

Via Peacelink

Aggiornamento 17 gennaio

Da ieri in Cina:

un’altra forma di censura, quella di Skype

. E così, dopo i motori di ricerca (Google e Altavista), i blog (Yahoo e MSN Microsoft) e l’enciclopedia online (Wikipedia), anche le telefonate effettuate con Skype saranno ascoltate dal “terzo orecchio”.
Ma le grandi corporation della ITC non sono le stesse (Microsoft in testa) che da tempo stanno facendo pressioni sull’Unione Europea affinché cambi il vigente sistema legislativo sul copyright e sulla brevettabilità del software?
E allora, qual è la differenza? Che contro un governo dittatoriale che controlla, attraverso la censura e la repressione, un mercato potenziale di oltre un miliardo di utenti è bene salvaguardare la reciproca collaborazione rispettando le diversità etico-morali-legislative, mentre riguardo un insieme (piuttosto disomogeneo) di Stati sovrani liberamente e democraticamente eletti dai rispettivi cittadini è più conveniente esercitare tutte le pressioni lobbistiche possibili ?

Aggiornamento 19 gennaio

Andrea commenta la notizia su Skype: qualcosa non torna.

Aggiornamento 20 gennaio

In effetti la censura su Skype non riguarda le telefonate: Vittorio Zambardino avrebbe sbagliato a tradurre.
Per fortuna però non se l’è presa!
8)
Via Jtheo