Shi Tao &Snoopy avvocato 08 set 2005 11:42 am

Identificato un giornalista cinese grazie a Yahoo?

peacereporter

Secondo PeaceReporter:

Shi Tao è stato condannato a dieci anni di prigione per aver permesso al sito web di ‘Rsf’ di pubblicare una traduzione di un messaggio “interno” del Partito Comunista cinese, la comunicazione avvertiva dei rischi che avrebbero comportato, a livello sociale, degli arresti durante il quindicesimo anniversario della strage di Piazza Tienanmen.

“A caldo”, mi sembra che, se i fatti corrispondono a quanto contestato da PeaceReport, la condotta di Yahoo, oltre che abominevole sul piano morale, potrebbe essere perseguibile sul piano giuridico.
Si tratterebbe infatti di una condotta attiva e non (come i precedenti casi di autocensura di Yahoo e Google) meramente omissiva.
Inoltre sarebbe una condotta direttamente indirizzata contro una persona determinata. Una condotta astrattamente configurabile come reato, stante la gravissima lesione alla libertà personale subita da Shi Tao.
Nello stesso tempo, Yahoo non potrebbe invocare una giustificazione adeguata: il giornalista, secondo la ricostruzione di PeaceReporter, ha fatto puramente il proprio dovere e contemporaneamente ha esercitato un diritto fondamentale, sancito da Costituzioni e Trattati Internazionali a tutela dell’individuo e della società.
Di conseguenza, secondo il diritto italiano la condanna del giornalista dovrebbe essere del tutto illegittima. La cooperazione di terzi (Yahoo) non sarebbe infatti giustificata, secondo il diritto italiano (e lo stesso vale per altri Paesi) dalle norme cinesi, poichè queste ultime sono in chiaro contrasto coi diritti fondamentali dell’individuo.
Un esempio per spiegare questo fenomeno: un medico italiano, che partecipasse alla esecuzione di una condanna a morte di un cittadino americano negli Stati Uniti, sarebbe perseguibile in Italia per omicidio volontario.
A questo punto il motivo per cui probabilmente i singoli dipendenti di Yahoo non sarebbero perseguibile nel nostro Paese è la mancanza di giurisdizione penale: non ci sarebbe un collegamento sufficiente tra l’Italia ed il reato (o i reati) commessi, perchè il fatto non riguarda cittadini italiani, nè è avvenuto in Italia.
Si tratterebbe però sempre di un reato e potrebbe sussistere, in Italia come negli Stati Uniti, giurisdizione civile: infatti sul piano del risarcimento del danno gli Stati tendono a riconoscersi più facilmente il potere di condannare.
Inoltre per il risarcimento del danno conseguente da reato può essere condannata anche Yahoo, mentre per i reati possono essere condannati solo i singoli dipendenti che hanno agito.

La conseguenza è che se in Italia risiedessero congiunti di Shi Tao, Yahoo potrebbe essere chiamata a rispondere dei danni che questi soffrono in conseguenza del reato.
Questo dovrebbe valere per molti Stati europei e forse anche per gli Stati Uniti.
Teoricamente, si tratta di cifre anche notevolissime, stante la gravità delle lesioni subite da Shi Tao e quindi dalla sua famiglia.
Forse è il mercato che spinge Yahoo alla delazione e la Cina ad un modello di sviluppo non sostenibile sul piano sociale ed ecologico, ma il mercato ha anche degli anticorpi, per evitare queste brutture.
Si chiamano regole e cominciano col rispetto dei diritti umani.

One Response to “Identificato un giornalista cinese grazie a Yahoo?”

  1. on 25 set 2006 at 19:42 1.Shi Tao farà causa a Yahoo at intempestiva said …

    [...] Si rafforzano le voci che circolano ormai da aprile. Sembra che la causa si farà negli Stati Uniti, ma è ancora tutto molto vago: si parla addirittura dell’eventualità di una “class action“, cioè di una azione collettiva, da parte dei dissidenti cinesi arrestati. Naturalmente, è una questione enormemente delicata, per il timore di ritorsioni contro i detenuti e contro le loro famiglie. L’iniziativa potrebbe trovare impulso già nei prossimi mesi. La portavoce di Yahoo! A Hong Kong non ha ancora rilasciato dichiarazioni, ma la linea difensiva che sembra delinearsi è questa: le informazione riservate sulla posta elettronica di Shi Tao sono state fornite dalla sede cinese di Yahoo, che sarebbe stata “obbligata per legge” a collaborare così fattivamente con le autorità cinesi, e non dalla sede di Hong Kong, dove vige una legislazione che tutela maggiormente gli utenti. Ho detto sin dall’inizio che, a mio avviso, Yahoo non può invocare una legge che viola i diritti umani. Di conseguenza io credo che ci siano buoni argomenti contro Yahoo, ovunque abbia tradito un giornalista, consegnandolo nelle mani di uno che Stato che non rispetta il diritto di parola e la dignità dei carcerati. Shi Tao fu arrestato per aver parlato della censura e di piazza Tien Anmen. Anche questa causa sarebbe soprattutto un messaggio: mettere sotto processo Yahoo dimostrerebbe alle corporation e all’opinione pubblica che quando si tratta di diritti umani ci sono limiti invalicabili e non ci devono essere degli intoccabili. [...]

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