When plaintiffs go wild


Con atto… gennaio 1986, X conveniva in giudizio, innanzi al Tribunale …, Y titolare del ristorante-trattoria “Da Y”, chiedendone la condanna al pagamento della complessiva somma di lire 41 milioni.
Esponeva l’attore, in particolare, che la notte del 31 dicembre, mentre si trovava a cena nel ristorante della convenuta [aka Y] era stato colpito all’occhio, riportando lesioni dalla scheggia di un piatto frantumatosi a terra.
Poichè il piatto in questione era stato scagliato volutamente a terra dall’occupante di un tavolo vicino, rimasto sconosciuto, proseguiva l’attore, doveva ritenersi la responsabilità della convenuta per avere fornito a quest’ultimo piatti da scagliare a terra e nell’avere omesso di garantire l’incolumità degli avventori.

E fin qui è strano.
Ma vediamo qualche pagina più in là:

…il giudice di merito si è limitato ad affermare […] che l’attore, avendo senza ombra di dubbio provveduto lui stesso, in compagnia dei propri commensali, a lanciare dei piatti, in tanto poteva pretendere il ristoro dei danni patiti, in quanto avesse dimostrato con certezza quale era la persona – diversa da lui e dai suoi commensali – che, lanciando in terra il piatto, gli aveva procurato la lesione denunziata.

Assolta Y, anche i suoi camerieri vanno esenti da responsabilità.
Sul punto, la Corte di cassazione ha infatti dovuto precisare che:

Senza ombra di dubbio … è sopravvenuto tra la consegna dei piatti e l’evento dannoso, un fatto ulteriore, assolutamente imprevedibile e estraneo all’uso che normalmente si fa dei piatti nei ristoranti.

Cassazione, 2003