Monthly Archivesettembre 2005



Woodstock 30 set 2005 12:08 pm

Le cosiddette perversioni

Partecipare a Passaparola.
Non dare una risposta.
Scusarsi dicendo “Mi sono fatta distrarre dalle Letterine”.

Fuori dalla cuccia 28 set 2005 03:01 pm

Con tutta calma

aclu censura pisanu mail

Anche io sono stata al webdays e mi sono divertita un sacco.
Purtroppo in questi giorni ho pochissimo tempo, quindi mi limito a linkare il jt, associandomi a lui anche nel ringraziare gli amici vecchi (!) e nuovi che abbiamo incontrato.
Una bella giornata davvero, anche se pioveva.
Dà un senso di sicurezza essere in cinque sotto la pioggia, avere un numero n di chiavette usb, coltellini e aggeggini super-high-tech, ma avere un solo ombrello.
A onor del vero tre di noi avevano il k-way, a questo punto vera divisa geek.
Il link a jtheo ha anche uno strascico malizioso: egli conosce la vera origine della vittoria di Israele contro gli Egiziani.
Mi risulta abbia omesso questa parte nella sua performance serale.

Baci!

General &Shi Tao 24 set 2005 01:48 pm

Cina e censura: Yahoo, Google e Microsoft possono coalizzarsi?

shi tao journalist china censorship yahoo

Ho trovato un post molto interessante sulle reazioni della stampa americana al caso Yahoo: in breve, non sembra che la via del boicottaggio sia molto seguita e si propongono soluzioni alternative.

Una proposta che mi pare molto interessante è di convincere Yahoo, Google e Microsoft a coalizzarsi: è una esperienza quotidiana anche da noi, come un cartello di imprese possa esercitare enorme pressione su un governo e paralizzarne le iniziative.

Se i grandi motori di ricerca facessero “muro comune” il governo cinese avrebbe davanti l’alternativa tra rinunciare totalmente ai servizi delle compagnie occidentali o ammorbidire la propria posizione.

Un’altra via è che i motori di ricerca denuncino all’opinione pubblica i casi in cui sono costrette a collaborare.
Questo è un punto che non mi trova del tutto d’accordo: ho già scritto che, a mio parere, le imprese che cooperano nella violazione dei diritti umani commettono illeciti gravissimi e non possono invocare una legislazione straniera in grave contrasto con le carte fondamentali (trattati internazionali e costituzioni). Di conseguenza i responsabili sono almeno in teoria passibili di sanzioni civili e penali.
Tuttavia è una strada interessante nei casi di violazioni meno gravi: l’articolo ricorda che si tratta di una tecnica utilizzata in passato da Google, quando fu costretta dal governo americano ad eliminare dei link a materiale protetto da copyright.

Esiste poi una serie di accorgimenti, come non conservare i dati degli utenti, salvo ciò che è strettamente necessario.

Non sono tecniche complicate e credo siano usate ogni giorno da un sacco di cittadini e di imprese occidentali nella vita di tutti i giorni: è il buon vecchio muro di gomma, una lotta non violenta, non aggressiva, ma dirompente, perchè funziona ed è difficile da controllare, persino in una dittatura.

L’articolo, per concludere, fa notare che una fonte di pressione sui motori di ricerca potrebbe venire dagli investitori.
A questo proposito, forse è il caso di rilevare che una coscienza critica dei piccoli risparmiatori può effettivamente avere qualche effetto sui mercati, solo che, nel nostro Paese, questa coscienza critica sembra essere quasi assente.

Shi Tao 23 set 2005 04:39 pm

Shi Tao e Yahoo

shi tao journalist china censorship yahoo

Il caso del giornalista condannato per la violazione delle leggi cinesi sulla censura e a causa della collaborazione di Yahoo non è ancora caduto nell’oblio, per fortuna.
[Link alla sentenza, la versione in inglese è in fondo al documento]
Si è però aperto un dibattito a tratti polemico.
Da una parte associazioni da sempre impegnate nella difesa dei diritti umani mostrano una certa cautela, dall’altra alcuni gruppi sollecitano una reazione forte ed immediata contro Yahoo.
E’ difficile farsi un’opinione.
Alcune accuse sono, credo, ingenerose e per capire le priorità di Amnesty e Human Rights Watch basta dare una scorsa ai loro siti.

L’attuale appello di Amnesty per la Cina riporta:

Non si dispone d’altre informazioni sul luogo di detenzione e sulle condizioni attuali di Wang Juan or Liu Qingming. Feng Gang pare sia stato arrestato e poi ricoverato in ospedale dopo 13 giorni di sciopero della fame per protestare contro la detenzione. Sun Shiyou sarebbe stato torturato, fra l’altro con scosse elettriche ai genitali.

La descrizione del quadro del disastro cinese su Human rights watch riferisce ogni possibile scempio, compresa un’epidemia di Aids terrificante (oltre 800.000 persone infettate) tenuta nascosta dal governo.
In tutto questo, la proposta di boicottare Yahoo può essere condivisibile, anche perchè la censura è funzionale a molti altri abusi.

Certamente è bello e utile che chi meglio conosce il tema della libertà di stampa si concentri sul caso di Shi Tao, come dimostrano le risposte ad hoc di Peacelink, che offre una casella di posta gratuita per favorire il boicottaggio, e di Reporters sans frontières che propone un testo sui blogger, dando consigli per mantenere l’anonimato ed aggirare la censura.

Mi chiedo però se sia giusto immaginare una contrapposizione tra chi ha “adottato” una vittima particolare e chi ha scelto un altro spettro di tutela o altri mezzi di pressione.

Fuori dalla cuccia 20 set 2005 07:57 pm

Sto sorridendo?

babasteve

Diciamo che non me l’aspettavo!
Sì, dai! Sto proprio sorridendo!
Complimenti ancora a Luca!

8)

Woodstock 16 set 2005 12:28 pm

Buon vecchio Naso-a-Banana

Mr. L naso-a-banana naso banana woodstock

General 12 set 2005 03:47 pm

Gaza val bene una Mitzvah.

sinagoghe gaza fiamme ritiro israeliano

A stento si è spenta l’eco della polemica:

il rilascio di Gaza da parte di Israele è solo un trucchetto di Sharon, una concessione senza valore buona solo a nascondere le nefandezze del Popolo Eletto

o

Israele non ha concesso un bel nulla e i Palestinesi si sono guadagnati questo risultato sul campo di battaglia (sic)?

Ai posteri l’ardua sentenza, a noi non resta che guardare i risultati: Sinagoghe date alle fiamme, terroristi che invocano il We were here first contro il leader eletto, un dirigente politico linciato (e a parte gli scherzi neanche questa è una bella cosa…).

La sensazione è che in Palestina si tengono (forse) libere elezioni, ma lo spirito democratico, inteso come rispetto dei dirirtti umani e delle regole autoimposte, non è ancora entrata nella mentalità diffusa. Stenta a prender piede, ad esempio, l’idea che il governo è di Abu Mazen e agli altri spetta al massimo una responsabile opposizione.
Il timore è forte, non solo perchè le regole vengono sistematicamente violate, ma anche perchè i trasgressori non sono un granchè oggetto di biasimo, a quanto pare. Godono anzi di un certo prestigio.
Talvolta non è neanche chiaro se agiscano con o contro l’ANP.

Tutto questo non lo dico per prendermela coi Palestinesi, che sono, credo, soprattutto vittime delle circostanze.
Me la prendo con l’atteggiamento di molti tra i loro sostenitori perchè si rivelano troppo spesso i loro peggiori nemici (sì, per me, nemici peggiori di Israele).
Infatti, certamente, i Palestinesi ricevono grandi aiuti dall’estero, soprattutto in confronto con quello su cui posson contare Paesi assai più poveri, eppure i risultati che vediamo oggi a Gaza danno un tuffo al cuore e credo suscitino il legittimo timore che questi aiuti non sia sempre concepiti a favore di quelle popolazioni, ma puramente in danno di Israele, col risultato di portare degli esseri umani a distruggere luoghi di culto, a massacrare i civili, galvanizzati da una propaganda che arriva anche da fuori.
In questo senso i soldi dati alle famiglie dei kamikaze non sono che la punta dell’iceberg: nel complesso, molto di ciò che arriva in Palestina, anche sul piano del supporto morale, non è costruttivo per i Palestinesi ed è dannoso per tutti.

Certo ci sono errori e colpe da entrambe le parti, ma oggi si arriva al punto di dover dire che alcune delle più fosche premonizioni degli ultraortodossi stanno diventando realtà. Era davvero doveroso per Israele accettare tutto questo?

Ieri e domani si inseguiranno i protocolli e le risoluzioni.

Ma oggi ci sono le profanazioni e l’eco agghiacciante delle minacce: vi butteremo tutti in mare.

Con che coraggio i Palestinesi pretenderanno di più, se non sanno fare di meglio?
Allora quando incominciamo a pensare a loro non solo come a vittime da aiutare, ma anche come a criminali da punire?
Hanno la cultura e la capacità per rispondere di ciò che fanno.
Ne va anche della loro dignità e della loro salvezza.

Altrimenti dovremo ancora chiederci: i Palestinesi non sanno vincere o non sanno perdere?

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