Rubbia cacciato dall’Enea perchè “incompetente”

rubbia mani sula città;

Certe volte mi arrabbio tanto che sul momento non riesco a reagire.
Però ci sono dei limiti allo schifo e bisogna rimboccarsi le maniche:

Carlo Rubbia

[a]veva chiesto una risposta, voleva sapere se all’Enea dovesse comandare il presidente-scienziato o il Consiglio d’amministrazione nominato dai partiti. E il governo lo ha accontentato […]
Un “dramma gestionale” le cui radici possono essere fatte risalire alla legge di riforma varata nel 2003, che ha creato le premesse per “uno scontro tra un gruppo compatto di sette consiglieri di esplicita nomina ministeriale da una parte e uno scienziato senza connotazione politica dall’altra”. […]
La guerra tra Rubbia e quelli che definiva “il branco” era deflagrata per la nomina del direttore generale, che per legge avrebbe dovuto essere indicato dal presidente e votato dai sette consiglieri. “Si è giunti al punto di chiedermi – spiegava Rubbia – , avendo io presentato una rosa di cinque nominativi, di proporne invece una di sei, indicandomi ovviamente anche quale dovesse essere il sesto nome”.

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Non contenti, i consiglieri lo hanno insultato, sostenendo che il premio Nobel non sarebbe capace di fare il suo lavoro all’Enea, nè di proporre nomine ragionevoli (”quattro ragazzini e un pensionato”).

Vi segnalo qualche link e un appello: la notizia comunque, nonostante la sua importanza, sembra aver avuto scarsa eco.

Mi chiedo come sia possibile che il Paese venga saccheggiato e umiliato e non si riesca a far nulla.
Davvero bisogna lasciar fare mentre la scienza e la ricerca sono trattate come tessere di monopoli?
Chi ama sbrodolarsi, parlando delle nostre cosiddette radici di civiltà europea per giustificare una chiusura davanti ad altre civiltà sembra dimenticare, oltre il fondamentale principio dell’ospitalità mediterranea, i valori di libertà della ricerca e dell’insegnamento, la conoscenza del mondo sentita come necessità cogente, la scoperta come senso dell’esistenza.
Dove sono quei cretini, quando si tratta si salvare Galileo e non di bruciare gli infedeli?
Qualcuno magari pensa sia esagerato prenderla così sul personale, ma poche cose toccano così sul personale ognuno di noi.
Infatti, dire che la ricerca o la libertà di parola sono umiliate significa usare una metafora, perchè la ricerca e la libertà, di per sè, non sono persone e quindi non possono essere umiliate: semmai è ognuno di noi che, vedendosi negare il rispetto di quei valori, sta subendo un furioso attacco alla propria dignità umana.